È in atto, infatti, al Tribunale di Cuneo un procedimento penale nei confronti del legale rappresentante e del direttore commerciale di Acqua Sant’Anna S.p.a., nonché di un ex dipendente della società Mia Beverage S.r.l., rinviati a giudizio per i reati di turbata libertà dell’industria e del commercio e di diffamazione aggravata in danno di Fonti Alta Valle Po S.p.a. 

Con riferimento alle recenti notizie di stampa, si conferma che avanti al Tribunale di Cuneo pende procedimento penale nei confronti del legale rappresentante e del direttore commerciale di Acqua Sant’Anna S.p.a., nonché di un ex dipendente della società Mia Beverage S.r.l., per i reati di turbata libertà dell’industria e del commercio e di diffamazione aggravata in danno di Fonti Alta Valle Po S.p.a.

In particolare, si contesta agli imputati di avere impiegato mezzi fraudolenti – l’attivazione, con lo specifico ed esclusivo scopo di screditare Acqua Eva, del sito web mercatoalimentare.net con dominio intestato a soggetto defunto e pagato con carta di credito estera – per diffondere sul mercato false informazioni in merito alla partecipazione azionaria di Fonti Alta Valle Po S.p.a., idonee a comprometterne i rapporti con la Grande Distribuzione Organizzata.

A fronte di tali sconcertanti fatti, la Società e i Soci si sono costituiti parte civile nel processo in corso al Tribunale di Cuneo – con l’assistenza degli avvocati Nicola Menardo e Federico Canazza – ed hanno ottenuto la citazione delle società Acqua Sant’Anna S.p.a. e Mia Beverage S.r.l. quali responsabili civili per i gravissimi danni derivanti dalle condotte contestate agli imputati.

Memorandum su dossier FAVP

La società Fonti Alta Valle Po (d’ora in poi FAVP) opera nel settore della produzione, dell’imbottigliamento e del commercio di acqua minerale naturale e di bevande naturali e gassate. Il principale prodotto dell’attività d’impresa di FAVP è l’Acqua Eva, marchio di punta della società che dal 2010 identifica l’acqua minerale attinta da una sorgente nei pressi del Monviso. L’importanza di Acqua Eva per l’attività di FAVP e la rilevanza – ai fini di quanto sarà esposto infra – dei rapporti con alcuni soggetti di prim’ordine della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) è ben evidenziata dai dati relativi alle vendite del citato prodotto e dal relativo fatturato. Nel 2017, il numero di bottiglie vendute è stato di 152.030.532, per un fatturato di € 25.300.782,00. Di queste, ben 20.245.680 unità sono state commercializzate attraverso il Gruppo COOP Italia, con un impatto sul fatturato della Società di € 4.416.615,67. In tale contesto, in data 13/6/2018 il Responsabile del Settore Liquidi, Direzione Commerciale Food del Gruppo COOP Italia, ha inoltrato a Emanuele Pacetta, Direttore Commerciale di FAVP e responsabile dei rapporti con la GDO per Acqua Eva, una e-mail con cui si chiedeva “con estrema urgenza” alla Società una nota ufficiale di chiarimento in merito ai contenuti di una pagina web presente sul sito www.mercatoalimentare.net Consultando il collegamento URL indicato dal cliente, il signor Pacetta ha appreso con stupore dell’esistenza di un articolo pubblicato il 18/4/2018, recante il titolo Inchiesta: Acqua Eva è un brand di proprietà Lidl?”. Il pezzo in questione, firmato genericamente “La Redazione”, propone con toni estremamente allusivi, una suggestiva ricostruzione che paventa l’esistenza di rapporti di controllo e/o collegamento tra la società FAVP (detentrice del marchio Acqua Eva) e il Gruppo Lidl, uno dei maggiori operatori del settore della GDO. Tale stravagante ipotesi viene propinata mediante il subdolo accostamento tra informazioni (vere e di pubblico dominio) sulla composizione dell’azionariato e del consiglio di amministrazione di FAVP, e notizie false e infondate in merito alla riconducibilità di tali persone fisiche a centri di potere del Gruppo Lidl e alla tutela degli interessi economici di quest’ultimo1. Che l’obiettivo dissimulato di tale pagina web sia quello di fornire una rappresentazione decettiva e ingannevole delle (inventate) relazioni societarie tra FAVP e il Gruppo Lidl, a detrimento dei rapporti tra la Società e gli altri operatori della GDO, emerge in modo chiaro da molteplici passaggi dell’articolo. Non si può in primo luogo non fare riferimento al titolo dello scritto, che recita subdolamente Inchiesta: Acqua Eva è un brand di proprietà Lidl?”. Il medesimo approccio suggestivo viene utilizzato per il sottotitolo, peraltro scritto a caratteri cubitali e in grassetto: “Acqua Eva è parzialmente controllata da Lidl?E’ la domanda che si stanno ponendo i buyer della GDO da alcune settimane, ed in questo articolo cercheremo di fare chiarezza”. Peccato che nel prosieguo gli autori omettano totalmente di indicare l’identità dei buyer della grande distribuzione che avrebbero sollevato tali dubbi (nessuno, per quanto noto alla scrivente Società), e, invece di “fare chiarezza”, formulino deliberatamente gravissime illazioni basate su false informazioni. Particolarmente significativo in proposito è il contenuto del primo paragrafo, laddove si palesa lo scopo turbativo – e non divulgativo o informativo – che muove l’autore, il quale parla di “Indiscrezioni che, se confermate, avrebbero del clamoroso poiché porrebbero in evidente stato di conflittualità l’acquisto da parte dei buyer di acqua imbottigliata da un competitor della propria azienda. Dello stesso tenore la chiosa del pezzo: “L’unica cosa certa è che i buyer delle catene di supermercati concorrenti, non sarebbero affatto felici di star comprando prodotti da un proprio competitor, ecco per quale motivo queste indiscrezioni hanno iniziato a far storcere il naso a più di qualcuno, che ha in seguito poi deciso di sospendere l’acquisto di prodotti Eva”. Quest’ultima allegazione, oltre a risultare un invito implicito rivolto agli operatori della GDO a rivalutare i rapporti con FAVP e a rivedere le proprie politiche commerciali sul prodotto Acqua Eva, contiene affermazioni false. Prima del 13/6/2018, infatti, FAVP non ha mai ricevuto richieste di chiarimenti da parte di alcun operatore della GDO in merito alla presunta esistenza di rapporti societari con Lidl, né soprattutto vi sono stati episodi di ingiustificata sospensione dell’acquisto di prodotti Acqua Eva da parte dei partner commerciali. I rapporti con alcuni importanti operatori della GDO sono invece stati compromessi dopo la pubblicazione della summenzionata pagina sul sito www.mercatoalimentare.net e in conseguenza di essa. A fronte delle negative implicazioni scaturenti dalla diffusione delle richiamate notizie false e fuorvianti, il 15/6/2018 FAVP ha provveduto, tramite proprio legale di fiducia, a intimare alla Redazione di mercatoalimentare.net l’immediata rimozione dello scritto riguardante Acqua Eva, prospettando la rilevanza penale dei contenuti della relativa pagina. A partire dal 17/6/2018, l’intero sito è stato reso inaccessibile al pubblico e protetto da codici di accesso – nome utente e password – ma non è noto se la pagina in contestazione sia tutt’ora accessibile ai soggetti eventualmente dotati di credenziali.

Tra i danni prodotti dalla pubblicazione, spiccano in particolare l’interruzione dei rapporti commerciali di fornitura di Acqua Eva da parte di alcuni illustri esponenti della Grande Distribuzione Organizzata, con il ritiro del prodotto Acqua Eva dai supermercati di riferimento. In secondo luogo, in conseguenza della diffusione dei contenuti falsi e tendenziosi attraverso il sito Mercatoalimentare.net, sono naufragate le serie e avanzate trattative instaurate nella primavera 2018 per un ingresso nella compagine societaria di Fonti Alta Valle Po della Red Circle Investments s.r.l. – riferibile al noto imprenditore italiano Renzo Rosso – che avrebbe evidentemente prodotto un salto di qualità della Società nel settore food and beverage, con una prospettiva di significativa crescita e di un’apertura del prodotto Acqua Eva al mercato internazionale. Trattative che la Red Circle Investments ha improvvisamente interrotto con messaggio di posta elettronica del 26 giugno 2018, nel quale si evidenzia che una delle principali cause del sopravvenuto disinteresse per FAVP, è data dalle possibili conseguenze negative sul business di Acqua Eva, derivanti dalla divulgazione delle notizie sui presunti legami col Gruppo Lidl.

Gli accertamenti investigativi svolti dalla Procura di Cuneo hanno fatto emergere i seguenti dati obiettivi:

  • la titolare del dominio attraverso il quale è stato costruito il sito internet era una donna residente in provincia di Asti che risultava deceduta sin dal 2011;
  • la donna aveva due nipoti, uno dei quali si chiama Davide Moscato;
  • il predetto Davide Moscato nella primavera 2018 risulta aver percepito redditi da lavoro dipendente dalla società Mia Beverage s.r.l., appartenente al Gruppo di Fonti di Vinadio (oggi Sant’Anna s.p.a), di cui Alberto Bertone era unico socio;
  • attraverso rogatoria internazionale, è emerso che la carta di credito utilizzata per il pagamento degli oneri di gestione del dominio web, appoggiata su banca lussemburghese, era intestata proprio al citato Davide Moscato, esperto in marketing aziendale laureato in economia;
  • il signor Moscato ha reso dichiarazioni confessorie, ammettendo di aver creato ad arte il sito Mercatoalimentare.net al solo scopo di gettare discredito su Acqua Eva, su esplicite e dirette indicazioni di Alberto Bertone e Luca Cheri, i quali avevano interesse a screditare l’impresa concorrente senza che l’iniziativa fosse a loro riconducibile, documentando la circostanza con una serie di messaggi scambiati tra i vari soggetti;
  • le attività di mistery shopping e di indagine svolte da personale della Società presso alcuni supermercati che avevano interrotto i rapporti con Fonti Alta Valle Po, hanno fatto emergere che gli spazi precedentemente assegnati sugli scaffali ad Acqua Eva erano stati occupati dall’Acqua MIA, prodotto appartenente al Gruppo Sant’Anna di Vinadio;
  • Inoltre, quando ancora non erano concluse le indagini della Procura di Cuneo, a seguito delle difficoltà incontrare dalla Società nel mantenere i rapporti commerciali con parte degli operatori della GDO, lo stesso Alberto Bertone ha presentato ai soci di Fonti Alta Valle Po una serie di offerte per rilevare le loro quote ed acquisire così la società concorrente, tutte quante respinte al mittente.

Alla luce di tali fatti, la Procura di Cuneo ha contestato a Bertone, Cheri e Moscato i reati di turbata libertà dell’industria e del commercio (art. 517 c.p.) e diffamazione (art. 595 c.p.) in danno di Fonti Alta Valle Po. Il procedimento pende nella fase del giudizio di primo grado davanti al Tribunale di Cuneo.

Sono costituiti parte civile nel processo:

  • La società Fonti Alta Valle Po S.p.a. difesa da Nicola Menardo (Studio Grande Stevens)
  • I Soci di Fonti Alta Valle Po, difesi da Federico Canazza (Studio Weigmann)

1 Nel dettaglio, per ciò che riguarda la posizione del consigliere senza deleghe di FAVP, Norbert Gasser, occorre evidenziare che egli è imprenditore noto nel settore alimentare, titolare di molteplici attività e numerose cariche societarie, nessuna delle quali riguarda il Gruppo Lidl. Se è vero che il dott. Gasser è amministratore della Fruit Service s.r.l., società operante nel settore dei prodotti alimentari, bevande e tabacco, è altrettanto vero che la stessa non ha alcun rapporto commerciale con FAVP e neppure con Lidl. Infatti, a differenza di quanto riportato sul sito mercatoalimentare.net, Fruit Service presta servizi di stoccaggio, trasporto e controllo qualità (anche) per alcune imprese che risultano essere fornitrici della Lidl, ma non ha alcun rapporto economico né tantomeno societario con la catena di supermercati tedeschi. Quanto alla figura dell’azionista FAVP Nicolò Zelger, lo stesso è socio accomandante – e non amministratore delegato, come riportato nell’articolo – di Bellafrut s.a.s., società leader nel settore della mediazione di prodotti ortofrutticoli che, in tale contesto, opera (ovviamente) altresì per conto di alcuni soggetti che sono anche fornitori dei supermercati Lidl. Anche in tale ipotesi, dunque, non solo non vi è alcun collegamento societario, ma neppure vi sono rapporti economici di sorta tra la società dell’azionista Zelger e il Gruppo Lidl. Da quanto sopra esposto (e verificabile con l’audizione dei diretti interessati) appare evidente che entrambi i soggetti, esercitando molteplici attività d’impresa nel settore degli alimenti e bevande, hanno semplicemente occasionali e fisiologici rapporti commerciali con società terze, che prestano la propria attività anche in favore del Gruppo Lidl. Situazione ben diversa dalla rappresentazione intenzionalmente distorta e fuorviante proposta da mercatoalimentare.net, che prospetta l’esistenza non solo di inesistenti rapporti economici diretti tra tali soggetti e il Gruppo Lidl, ma addirittura situazioni di collegamento e/o controllo societario.

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