Al MAXXI esposti i progetti degli studenti IED e le loro visioni sul futuro della città

Una città che affronti con coraggio le sfide globali, che riparta dal verde urbano e dall’inclusività per disegnare il suo futuro, o – meglio – per superare la sua stratificazione. È questa la Roma immaginata da quattrocento studentesse e studenti IED Roma che, guidati da curatori d’eccezione, hanno realizzato quindici progetti visivi che parlano della Roma che sarà.

Un lavoro corale che ha dato il via alla XV edizione di IED Factory, evento annuale firmato IED Roma che ogni anno coinvolge giovani di tutti i dipartimenti in laboratori trasversali con artisti provenienti da esperienze multidisciplinari. I risultati di questa edizione hanno dato vita alla mostra estemporanea “Roma tra 50 anni”, accolta la sera di mercoledì 5 aprile presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Ad aprire l’evento è stato lo scrittore, conduttore radiofonico e direttore del Salone internazionale del Libro di Torino Nicola Lagioia, con la lectio “Roma, l’ombra e la grazia”.

Per progettare la Roma del futuro, i giovani creativi hanno avuto a disposizione una sola settimana di tempo. Anzi, cinque giorni di laboratori immersivi, in cui, partendo dalle suggestioni dei curatori, le classi hanno trasferito sul futuro della loro città i propri desideri. Ne è emersal’ambizione di abitare un luogo sostenibile, letteralmente invaso dalla natura, che superi il gender gap e che faccia della multiculturalità uno dei suoi punti di forza. Una Capitale, inoltre, che utilizzi la tecnologia senza lasciarsi sopraffare e che superi la sua stratificazione, per lasciare posto a una città in cui tutte le storie coesistono, in cui antico e moderno convivano senza contrasti.  

Roma è la città delle mille e una storia, in cui si compongono naturalmente mondi lontani nel tempo, nelle origini e nelle idee. È la città delle possibilità – commenta Laura Negrini, direttrice IED Roma -. Abbiamo chiesto ad artisti e studenti di lavorare insieme per esplorarne alcune, a partire dal loro personalissimo sguardo. Cambiare il punto di vista è il primo atto progettuale di cui disponiamo ed è quello da cui partire per immaginare come possa cambiare il presente. Un atto che non è ancora progetto ma un sentire profondo che ci consente di rallentare, interrogarci e intravedere nuove direzioni”.

A guidare gli studenti in questo percorso artistico e progettuale sono stati: Ilaria Magliocchetti Lombi, Muna Mussie, Massimo Siragusa, Christian Raimo, Alessandro Imbriaco, Valentina Vannicola, Moira Ricci, Alessio Pellicoro, Viola Pantano, Giorgio Di Noto, Luca Capuano, Ropocoop, Daniele Villa Zorn, Carmelo Baglivo, Luis Do Rosario, Gilles Raynaldy.

Fotografie stampate e digitali, collage, video documentari, leporelli e fanzine sono alcuni dei linguaggi utilizzati. Tra i progetti esposti: Esquilino 73, a cura della fotografa Ilaria Magliocchetti Lombi, che racconta di un’ipotetica città del futuro attraverso ritratti fotografici, interviste e illustrazioni di chi vive a Roma oggi in uno dei quartieri più multiculturali e dall’anima più cosmopolita della Capitale, l’Esquilino; Roma Record, progetto curato dallo scrittore e formatore Christian Raimo e dal fotografo Alessandro Imbriaco che, sulla scorta del Voyager Golden Record lanciato dalla Nasa nello spazio hanno lavorato a un leporello da inviare ai romani del futuro contenente frammenti visivi legati alla quotidianità; L’anima verde di Roma, un volume fotografico realizzato dagli studenti insieme al fotografo Massimo Siragusa, con l’obiettivo di raccontare l’esperienza che il verde urbano del territorio romano è in grado di offrire. L’intersezione tra città e natura è alla base delle opere Time capsule, progetto seguito dal fotografo Giorgio Di Noto e Roma Tropicale, installazione immersiva progettata dal giovane duo artistico Robocoop. Il primo descrive una Roma futurista in cui solo una élite può permettersi di vivere agiatamente nelle aree green della città, coperte da capsule che ne regolano l’atmosfera, mentre il secondo immerge il visitatore in una Roma esotica, in cui una corte porticata modellata in 3D viene invasa dalla giungla tropicale.

Ancora, il racconto della Roma futura dei giovani studenti è arricchito dalla volontà di superare la stratificazione e dall’osservazione della città dall’alto: il progetto Kaleidoscopica Romaguidato dall’architetto Carmelo Baglivo, mostra, all’interno di un insolito Colosseo quadrato, ventiquattro stanze da cui osservare la Roma del futuro, dove la stratificazione è pensata come sovrapposizione bidimensionale in una sequenza di architetture moderne e antiche, e di stanze abitate da personaggi storici che raccontano le infinite vite di Roma; infine, The Perfect Human, lavoro curato dall’artista eritrea Muna Mussie,una carrellata di immagini in movimento che a partire dalle immagini di sorveglianza romane si interroga sull’essere umano perfetto, collocato in un futuro sempre più esposto all’occhio delle videocamere e Systema Roma, performance messa in scena dalla giovanissima artista Viola Pantano, da cui emerge una Roma fascinosa, teatro di oblio e contraddizioni abitata da un seducente equilibrio precario. Un lavoro che vede la collaborazione di dieci danzatori del BrancaccioDanza, e che verrà replicata il 27 maggio all’interno della programmazione di FUTURO FESTIVAL 2023.

“Roma, l’ombra e la grazia. Anatomia di una città senza confini”. La Lectio di Nicola Lagioia apre l’exhibit IED sulla Roma del futuro

“Bella e perduta? Invivibile e traboccante di vita? Degradata e sublime? Ma soprattutto: eterna o transitoria? Con 2700 anni di storia alle spalle, Roma sembra avanzare nel XXI secolo senza una direzione chiara ma al tempo stesso è una città in cui tutto il mondo occidentale – come diceva Borges – può sempre riconoscersi”, commenta Nicola Lagioia. “Siamo figli putativi di questa città, e dunque costretti a riconoscere, come se riguardasse noi stessi, perché di fatto ci riguarda, che ogni manifestazione della realtà – nei confini mai troppo chiari di Roma – contiene anche il suo opposto. Nel cinismo c’è un’antica saggezza. Nella brutalità, una profonda capacità di relazione umana. Nell’indolenza, alcuni millenni di riflessione filosofica. Nell’ombra, la grazia. Un viaggio nel cuore di una città irriducibile (e ingentrificabile) che è anche una delle poche occasioni rimaste per fare esperienza”.

* Sono disponibili i lavori esposti e le immagini in alta risoluzione a questo link: https://drive.google.com/drive/folders/1bsvhe-3ORe1lEp9Dywl2_-nf2X4vt1qo?usp=share_link

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