Non esistono norme concordate pubblicamente sull’uso delle armi in grado di scovare e colpire i propri obiettivi. Anche se nel 2019 un gruppo di esperti convocato dalle Nazioni unite ha stabilito una serie di principi sulle armi autonome letali, ma le linee guida non sono giuridicamente vincolanti. Dall’altro lato, tra le argomentazioni a favore dei droni c’è la possibilità che questi sistemi risparmino la vita dei soldati e riducano i danni collaterali. Una delle tesi preferite dall’industria della difesa è che i robot non torturerebbero un essere umano, o che i robot non possono stuprare, ma in ogni caso, questo dipende da chi li programma.

Per l’Ucraina, che sta combattendo una guerra per la sua esistenza, le preoccupazioni sulle conseguenze a lungo termine degli armamenti automatizzati sembrano astratte. Mykhailo Fedorov, ministro della trasformazione digitale del paese, ha descritto lo sviluppo di droni autonomi come “logico e inevitabile”. Sotto questo aspetto, Pinl, amministratore delegato e fondatore dell’azienda di difesa Marss, che ha sede nel Principato di Monaco e sta costruendo un sistema autonomo di difesa progettato per colpire i droni kamikaze Shahed, ritiene che la Russia stia già utilizzando i droni iraniani in modo autonomo (nonostante gli esperti di armi che si sono interfacciati con Wired UK sostengono che non ci siano prove sufficienti a sostegno di questa affermazione). Motivo per il quale l’Ucraina deve reagire con sistemi autonomi come quello realizzato dalla sua azienda. Infatti, le macchine sono in grado di prendere decisioni nel giro di millisecondi, sottolinea l’imprenditore, mentre gli esseri umani impiegano minuti.

Su questa scia si pone anche il capo di una nuova unità di sviluppo tecnologico militare all’interno di una brigata dell’esercito ucraino, l’ingegnere Roman Perimov: che ha soprannominato il conflitto russo-ucraino “guerra connessa”, sottolineando che l’esercito ucraino sarà il più avanzato di sempre grazie alla propria esperienza di vita.

Perciò, il suo gruppo sta lavorando a diversi progetti, tra i quali le apparecchiature di disturbo fatte in casa per i droni e batterie economiche e ad alta capacità. Gruppo che si dedica anche a progetti per il settore privato, tra i quali lo sviluppo di software di gestione delle risorse aziendali per le multinazionali, al fine di automatizzare le buste paga.    Inoltre, i programmatori ucraini hanno aggiornato un sistema che i militari chiamano Delta per fornire ai comandanti locali informazioni in tempo reale sul campo di battaglia ricevute da droni e da osservatori che vivono nelle zone dell’Ucraina occupate dai russi.

Altro sviluppo tutto ucraino ha riguardato la costruzione di imbracature di plastica compatte, attraverso stampanti 3D, per un costo di circa 10-15 dollari ad imbracatura, da agganciare ai droni commerciali per poterli armare con granate. Queste imbracature hanno sensori di luce economici collegati a una chiusura meccanica e quando l’operatore comanda al drone di fare lampeggiare le luci, i sensori captano la luce e fanno scattare la chiusura per rilasciare una cinghia che contiene una granata. Nel frattempo, si sta studiando l’uso di palloni commerciali stratosferici che potrebbero effettuare ricognizioni o trasmettere comunicazioni su ampie zone del campo di battaglia.

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