L’ e-commerce di Putin è tutto ‘Made in Russia’. Nel dettaglio, il presidente russo sembra essersi organizzato contro l’Occidente anche su questo fronte, con l’idea di combattere la guerra non solo sul campo ma anche sul web. Infatti, a partire dal 2014 Putin si è pian piano costruito una fortezza per resistere economicamente alle sanzioni occidentali, riducendo il debito e facendo incetta di oro e dollari, però non credevamo si fosse cautelato anche sul campo delle vendite online. Stessa identica cosa per i principali social network e per la rete internet, tutti rigorosamente russi. La strategia di Putin sembra essere chiara e come sempre improntata al nazionalismo. Vediamo come Putin riesce ad aggirare le sanzioni relative all’e-commerce.

Il blocco alle importazioni non sembra spaventare più di tanto Putin, visto che i russi da sempre fanno acquisti sul web con Wildberries o Ozon, siti locali del tutto simili alle piattaforme di e-commerce occidentali come Amazon. Lo stesso vale per il motore di ricerca più utilizzato al mondo Google, soppiantato in Russia dal corrispondente Yandex. Si tratta del più grande motore di ricerca in Russia, con il 64% del mercato locale: fornisce 70 prodotti e servizi relativi a internet, inclusi trasporti, servizi di ricerca e informazioni, e-commerce, navigazione, applicazioni mobili e pubblicità online.

Anche la rete internet è russa, si chiama RuNet ed è completamente autonoma. Esiste un omologo russo anche di Booking, la famosa agenzia di viaggi online olandese per la prenotazione di alloggi. Anzi si può scegliere, perché ce n’è più di una: Tutu, travel.yandex o Aviasales. Praticamente i più famosi siti di e-commerce occidentali, hanno un corrispettivo in Russia che va alla grande. Secondo una classifica stilata da Data Insight, nel 2020 sul mercato russo i principali siti per fatturato e vendite sono tutti interni. Al primo posto Wildberries seguito da Ozon.

Tuttavia, L’e-commerce in Russia non è molto sviluppato ma mostra tassi di crescita davvero importanti. Negli ultimi tre anni il valore degli acquisti online dei russi è raddoppiato, arrivando a toccare i 28,8 miliardi di euro nel 2017. La strategia di Putin non è solo ‘Made in Russia’ ma è anche ‘Made with Russia’. Cosa vuol dire? Tutto quello che la Russia non riesce a importare perché soggetto a sanzioni, lo riproduce fedelmente, alimentari compresi.

Alle aziende straniere viene consentito di impiantarsi sul territorio russo per poi realizzare prodotti molto simili a quelli tipici di altre nazioni. Nel caso dell’Italia, si traduce in mozzarella, burrata, parmigiano, fatti con l’esperienza italiana ma prodotti al 100% in Russia. Sono dei surrogati che ambiscono a sostituire i prodotti ‘Made in Italy’, peccato però che l’eccellenza dei prodotti italiani non sta solo nelle competenze umane ma anche nella qualità delle materie prime.

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