L’ultimo report della Banca d’Italia evidenzia le preoccupazioni che riguardano l’attacco alla globalizzazione: in particolar modo, il perseguimento di una maggiore diversificazione delle catene di fornitura non può compromettere il sistema economico interazionale fondato su regole condivise e aperto ai movimenti di beni, servizi, capitali, persone e idee. Infine,  il rapporto si sofferma sull’importanza di tutelare il ruolo delle istituzioni multilaterali e della forza della cooperazione internazionale. Un accento alla destrutturazione del mercato, frequentemente è stato posto anche dalla presidente della Bce Christine Lagarde, che constata con preoccupazione, meno commercio internazionale, meno produzione, più inflazione, più instabilità finanziaria.” L’intensificarsi di queste variabili dipendono soprattutto dalla mancanza di coordinamento nell’uscita dalla crisi pandemica.

Si tratta anche di rispondere all’influenza di una tesi di recente ribadita con chiarezza dal Consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden, Jake Sullivan in un recente discorso tenuto alla Brookings Institution. La tesi secondo cui la governance economica globale dovrebbe essere sottratta all’influenza preponderante degli esperti di economia e finanza per essere affidata maggiormente agli esperti di sicurezza nazionale e di politica estera. Tuttavia, come ha fatto notare l’economista francese Jean Pisani-Ferry, gli esperti di politica estera tendono a vedere la politica globale come un gioco a somma zero nel quale se un Paese guadagna un altro perde. Gli economisti invece guardano all’integrazione economica internazionale e alla cooperazione multilaterale come un gioco che porta a un mutuo vantaggio.

Ad oggi, la prassi economico-commerciale internazionale è quella del derisking basato sulla sicurezza dei traffici economici e commerciali, attraverso una diversificazione delle fonti di approvvigionamento di materie prime e beni intermedi, in modo da rendere più sicure le catene produttive: una prassi oramai utilizzata dagli imprenditori per essere maggiormente competitivi sul mercato, ma proprio dietro la cultura del derisking si nasconde la gara al dominio tecnologica globale. Predominio che si contendono le grandi potenze mondiali,  indicendo politiche protezionistiche con conseguenti restrizioni agli scambi commerciali di beni e soprattutto tecnologie che possono essere utili per la costruzione di appicazioni innovative in ambito civile e militare.

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