All’alba del 27 maggio 2023 Henry Kissinger compie 100 anni, ancora intellettualmente arguto e lucido: è sicuramente uno dei più importanti studiosi geopolitici e figura di spicco nel panorama internazionale, essendo stato negli anni Settanta del XX secolo prima consigliere per la Sicurezza nazionale e poi segretario di Stato, dei presidenti Richard Nixon e Gerard Ford.  Nell’occasione, lo studioso esprime in una recente intervista, i propri timori sull’andamento della politica internazionale odierna, soffermandosi soprattutto sul contlitto Russa Ucraina e sulla lotta tra Cina e Stati Uniti per accaparrarsi il ruolo da protagonista nello scenario tecnologico globale. 

Secondo Henry Kissinger gli Stati Uniti e la Cina hanno soltanto da cinque a dieci anni di tempo per evitare la Terza guerra mondiale. Invece che dal binomio di Washington con Mosca, adesso il destino dell’umanità dipende da quello con Pechino: «Il test più urgente, dove si potrà vedere la capacità di convivenza tra le due maggiori potenze, è la questione di Taiwan», così si legge su “The Economist”, che ha ripreso la conversazione sul numero datato 20-26 maggio. «Oggi siamo sulla strada del confronto tra grandi potenze, dove entrambe pensano che l’altra rappresenti un pericolo, non solo a livello militare, ma anche e soprattutto a livello economico e tecnologico». Una classica situazione di pre-guerra, dove nessuna delle due parti ha molto margine di concessione politica e in cui qualsiasi disturbo dell’equilibrio può portare a conseguenze catastrofiche. «Se dopo la Guerra dei trent’anni, le guerre di Napoleone e il secondo conflitto mondiale il progresso dell’umanità è ripreso, questa volta, con le armi nucleari, non sarebbe più così».

Ma Stati Uniti e Cina devono trovare il modo di convivere. Ai tempi della presidenza Nixon negli Stati Uniti c’erano inimicizie e ostilità, ma rimaneva ancora un certo qual grado di unità nella nazione, mentre adesso Trump e Biden sono andati sopra le righe. Per Kissinger, oltre alla minaccia nucleare, c’è il pericolo di una guerra tecnologica, distruttiva per l’uso improprio di strumenti come l’intelligenza artificiale. Una vera ossessione per lui, al punto da fargli immaginare pestilenze globali o altre pandemie, da cui l’assoluta necessità di leader responsabili.

Kissinger ha parlato anche dell’Ucraina con una sorprendente proposta: il primo passo per evitare disastri, specie in Europa, è far aderire Kiev alla Nato. Kissinger ha lodato il presidente ucraino Zelensky, e afferma che non condivide il modus operandi degli europei: in quanto sostengono di non volere l’Ucraina nell’Alleanza atlantica, perché tale scenario sarebbe un rischio troppo grande di uno scontro aperto con la Russia, ma mandano agli ucraini le armi più avanzate, non ponendo fine alla guerra, supponendo che il risultato più probabile dovrebbe portare l’Ucraina allo status quo esistente prima dell’invasione russa del 24 febbraio 2022. In realtà, secondo Kissinger, l’obiettivo dovrebbe essere quello in cui l’Ucraina rimanga protetta dall’Europa e non diventi uno Stato solitario che bada solo a se stesso. A riguardo lo studioso spiega: «se parlassi con il presidente russo Putin, gli direi che anche lui starebbe più al sicuro con l’Ucraina nella Nato. Se la guerra finirà, come può succedere, con la Russia che perderà buona parte dei suoi successi ottenuti in battaglia, ma conservando la base di Sebastopoli in Crimea, potremmo avere una Russia insoddisfatta, ma anche un’Ucraina insoddisfatta. Dunque «per la sicurezza europea, è meglio avere l’Ucraina nella Nato, dove non potrebbe prendere da sola decisioni sulle rivendicazioni territoriali».

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