Si parla spesso di Italian sounding, un fenomeno che danneggia il commercio del vero Made in Italy all’estero, danneggiando le nostre esportazioni. Ma di cosa si tratta e quanto vale questo commercio, non illegale, ma sicuramente poco scorretto a livello di concorrenza?
Si tratta di prodotti che “suonano” italiani per nome e rappresentazione grafica del prodotto, ma nulla hanno a che vedere con l’originale, e all’estero fanno concorrenza ai nostri prodotti, che spesso sono anche protetti da marchi docg, igp e così via. Fra gli esempi più famosi di Italian Sounding venduti all’estero abbiamo il Parmesan, che si spaccia per il nostro Parmigiano Reggiano, ma anche la Mozarella, che viene confusa con la nostra mozzarella di bufala. E ancora, la Salsa Pomarola venduta in argentina, la Zottarella prodotta in Germania e gli Spagheroni olandesi.

Il mercato dei prodotti tipici italiani imitati ha un valore di circa 91 miliardi di euro (nel 2018 si sommavano anche in 100 miliardi), di cui 60 riguardano direttamente i consumatori stranieri che realmente desiderano acquistare prodotti Made in Italy e sono ingannati da queste azioni di marketing. Un valore esattamente identico al nostro export agroalimentare che quindi potrebbe raddoppiare da quasi 59 a 119 miliardi di euro in base ad un rapporto realizzato da The European House – Ambrosetti e ISME .Nel 2022, l’export di prodotti agroalimentari italiani è balzato del 15,3%, la crescita più ampia registrata a partire dal 2000, su un valore di 58,8 miliardi di euro. L’Italia però occupa solo il 5° posto in Europa per esportazioni: l’export tedesco vale quasi 25 miliardi in più e quello francese 20 in più.  La leadership italiana è indiscussa per polpe e pelati di pomodoro (76,7% sul totale dell’export mondiale), pasta (48,4%), castagne sgusciate (32,6%), passate e concentrati di pomodoro (24,2% del mercato), mentre ci pazziamo al secondo posto per vino, formaggi freschi, kiwi, liquori, mele e nocciole.

Lo studio Ambrosetti-ISMEA ha ipotizzato 3 scenari per riconquistare gli spazi occupati dalle imitazioni dei prodotti tipici italiani. Raddoppiando il tasso di crescita degli investimenti nel settore rispetto a quello attuale ci vorrebbero 27 anni per convertire l’Italian sounding in nuovo fatturato, e quindi export, delle imprese italiane. Raddoppiare, invece, il tasso crescita degli investimenti, ma anche la loro produttività puntando su innovazione e digitalizzazione, dimezzerebbe quasi i tempi, fino a 15 anni. Nel terzo e migliore scenario al raddoppio del tasso di crescita di investimenti e produttività si aggiunge l’impulso dei fondi del PNRR consentendo di arrivare entro 11 anni all’obiettivo prefissato di “trasformare” i 60 miliardi di vendite sotto le insegne dell’Italian sounding in export agroalimentare effettivo per il nostro Paese.

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