Le materie prime critiche (MPC), classificate dalla Commissione Europea in base alla rilevanza economica ed ai rischi di approvvigionamento che le connotano, assumono grande importanza per l’apporto che possono dare alle due “transizioni gemelle”: digitale e verde.
Le MPC sono alla base delle tecnologie impiegate nei settori delle energie rinnovabili, della mobilità sostenibile, dell’elettronica di consumo, della sanità, della siderurgia, della difesa, dell’esplorazione spaziale e dell’aviazione. In particolare, litio, nichel, cobalto, manganese e grafite sono fondamentali per le batterie dei computer portatili e dei telefoni cellulari. Inoltre, le terre rare (TR) – definite da Ursula vor der Leyen nel discorso sullo State of the Union 2022 come “presto più importanti del petrolio e del gas” – sono essenziali per le turbine eoliche, i motori elettrici, gli elettrodomestici e diversi prodotti hi-tech (smartphone e monitor, in particolare). Da ultimo, le MPC sono fortemente impiegate nella produzione di pannelli fotovoltaici e di attrezzature militari (laser e radar), ed è noto che le reti elettriche (e di telecomunicazioni) necessitano di un’enorme quantità di rame e alluminio.
Le due transizioni comportano un crescente fabbisogno di MPC per raggiungere gli obiettivi che l’Unione europea si è data: il Green Deal Industrial Plan for the Net-Zero Age, il pacchetto climatico Fit for 55, in primo luogo, ma anche interventi specifici settoriali, quali il Chips Act.
Questi programmi vanno inquadrati con riferimento alle situazioni di crisi di approvvigionamento – attuali ed ancora più prospettiche – dell’Unione Europea (UE) in molti settori. Ad esempio, entro il 2050, nelle energie rinnovabili e della mobilità elettrica, l’UE avrebbe bisogno di una quantità fino a 60 volte superiore di litio e 15 volte maggiore di cobalto, rispetto ai livelli attuali. La domanda di terre rare potrebbe aumentare di dieci volte entro lo stesso periodo di tempo secondo uno studio del 2020 della Commissione Europea.
Oltre alla crescita della domanda di MPC, va segnalata anche la contrazione dell’offerta: l’Europa è l’unica area al mondo ad aver registrato una diminuzione del 33% nella produzione dal 2000 al 2020, come riportato dall’ultimo rapporto del World Mining Data. Di conseguenza, le economie europee sono divenute fortemente dipendenti dalle importazioni, in alcuni casi da quelle provenienti da un solo paese (spesso la Cina).
Il carattere strategico delle MPC deriva anche dalle tensioni che stanno attraversando lo scenario internazionale, con conflitti in corso ed altri potenziali, e dai conseguenti rischi di interruzione degli approvvigionamenti.
Per far fronte a questa situazione, nel marzo scorso, la Commissione Europea ha presentato lo European Critical Raw Materials Act, il primo piano strategico europeo in materia, con l’obiettivo di assicurare ai Paesi Membri un approvvigionamento sicuro, diversificato, conveniente e sostenibile, con mutuo beneficio dei Paesi europei ed extra-europei.
Il Piano pone target ambiziosi: almeno il 10% delle materie prime critiche consumate nell’UE dovrà essere estratto da miniere europee; almeno il 40% delle materie prime critiche consumate nell’UE dovrà essere lavorato (raffinato) in Europa; almeno il 15% delle materie prime critiche consumate nell’UE dovrà arrivare da attività di recupero e riciclo. Inoltre, entro il 2030, non oltre il 65% del consumo annuale in UE di ciascuna materia prima strategica (lungo tutte le fasi del processo di lavorazione) dovrà provenire da un singolo Paese terzo.
Al fine di conseguire questi traguardi, la Commissione Europea delinea una serie di interventi intermedi e una riorganizzazione degli strumenti di governance, grazie ai quali intende avviare iniziative di investimento snellite nei processi di natura procedurale e diffuse sull’intera filiera.
la realizzazione di nuovi impianti in grado di far fronte al quantitativo crescente di tecnologie low-carbon che raggiungeranno il loro fine vita nei prossimi anni.
Il complesso di iniziative delineate richiede una adeguata governance. Agli attori già in campo (ISPRA, ENEA, enti territoriali, realtà ambientaliste, etc.) potrebbero aggiungersene altri (CDP), con un ruolo di coordinamento finanziario, raccolta dati, monitoraggio, analisi di scenario e consolidamento delle partnerships internazionali. Potrà inoltre essere opportuno valutare anche il rafforzamento, amministrativo e finanziario, del Tavolo Tecnico Materie Prime Critiche, istituito sotto il governo Draghi nel settembre 2022 e reso operativo da parte del governo Meloni a partire da febbraio 2023.

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