Il computer di guida dell’Apollo 11 era in grado di compiere circa 12 mila operazioni in virgola mobile (l’analogo binario della notazione scientifica in base 10) al secondo per calcolare la rotta verso la Luna e atterrare sulla sua superficie. Era quindi dotato di 12mila FLOPS, acronimo di Floating Point Operations Per Second, l’unità di misura delle prestazioni di una CPU. Ventotto anni dopo, nel 1997, Deep Blue, il computer programmato con la consulenza dei maggiori scacchisti dell’epoca, batteva il campione mondiale di scacchi Garry Kasparov. Deep Blue era in grado di raggiungere gli 11 gigaFLOP (1 GFLOPS = 1 miliardo di FLOPS), ovvero era circa un milione di volte più potente del computer di guida dell’Apollo 11. Nonostante queste prestazioni, tuttavia, non rientrava nemmeno tra i 250 supercomputer più potenti all’epoca, visto che proprio in quell’anno veniva per la prima volta superata la soglia del teraFLOPS (mille miliardi di FLOPS).

Nel corso dei decenni la potenza computazionale ha continuato a evolversi in maniera esponenziale. Nel 2008 il sistema IBM Roadrunner fu il primo a raggiungere una potenza superiore al petaFLOPS (un milione di miliardi di FLOPS). Mentre quest’anno il supercomputer Frontier, il più potente al mondo, ha infranto il muro degli exaFLOPS che corrisponde a un miliardo di miliardi di operazioni in virgola mobile in un secondo.

Per dare un’idea delle dimensioni in gioco, ad oggi un computer domestico di fascia alta ha una potenza di calcolo nell’ordine dei teraFLOPS. Risulta quindi un milione di volte meno performante di un supercomputer. Non potrebbe essere altrimenti: la capacità di elaborazione di un supercomputer è dislocata in più computer, operanti in parallelo, racchiusi in spazi grandi quanto un campo da tennis. Ecco perché per portare i componenti che compongono Leonardo sono stati necessari 30 tir.

Grazie a questa potenza computazionale, i supercomputer possono compiere simulazioni scientifiche complesse in una moltitudine di settori: dall’intelligenza artificiale alla cybersecurity, passando per la medicina e la meteorologia. Sono quindi uno dei pilastri della ricerca scientifica di frontiera e dell’innovazione tecnologica. Inevitabilmente, la competizione mondiale per la leadership tecnologica passa anche e soprattutto dai supercomputer.

Guardando alla classifica dei primi 50 supercomputer più potenti al mondo, 17 si trovano negli Stati Uniti. Tra questi Frontier, che occupa la prima posizione, con una velocità 2,5 volte superiore a quella del secondo computer più potente al mondo, Fugaku, situato in Giappone. Sempre negli States sono attivi Summit e Sierra che occupano la quinta e sesta posizione della top50. Nella quale rientrano invece soli due supercomputer della Cina. Superata anche dall’UE con i suoi 13 supercomputer di cui 4 in Italia, 4 in Francia e 3 in Germania.

Allargando lo sguardo alla Top500, i numeri sembrano invece premiare maggiormente Pechino grazie ai suoi 162 supercomputer in classifica. Più dei 102 nell’UE ma anche dei 127 negli USA. Anche se bisogna sottolineare come altri 67 supercomputer ubicati fuori dagli Stati Uniti sono stati creati con tecnologie americane prodotte da Nvidia, IBM, HPE o Intel.

Dieci anni fa il quadro era molto diverso. La Top500 del 2012 contava infatti ben 252 supercomputer americani e solo 72 cinesi, 66 europei. Ancora più evidente il recupero cinese se si torna ancora più indietro, al 2002, quando comparivano solo 5 supercomputer di Pechino tra i 500 più potenti.

Lascia un commento