Shenzhen rappresenta una nuova tipologia di città moderna. Situata nel sud della Cina vicino ad Hong Kong, Shenzhen è stata una tra le prime zone economiche speciali cinesi e quella di maggior successo. Inizialmente un piccolo villaggio di pescatori, Shenzhen è cresciuta fino a diventare una metropoli internazionale con una popolazione di 11 milioni di residenti.

I 37 anni di crescita che hanno caratterizzato la città sono considerati come un miracolo dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione. Grazie al modello innovativo che guida lo sviluppo della Cina, negli ultimi cinque anni l’economia è entrata in una fase di “new normal” e trasformazione strutturale in cui Shenzhen ha giocato un ruolo fondamentale. Il suo successo offre infatti una prospettiva valida sul futuro sviluppo innovativo della Repubblica popolare.

Cinque anni fa il governo cinese ha dichiarato l’inizio del cosiddetto “New Normal” dell’economia cinese, ossia la fine del rapido tasso di crescita del +10% e il ritorno a un tasso di crescita intorno al 6-7%. La spinta allo sviluppo è essa stessa cambiata, passando da un modello economico trainato dagli investimenti ad uno basato sull’innovazione. In seguito, questa strategia innovativa è stata incorporata nel XIII Piano quinquennale, con l’obiettivo di estendere a tutta la Cina questo nuovo modello di sviluppo. 

Oggi l’economia cinese è nel pieno di una nuova fase di trasformazione strutturale. Se la transizione tra le vecchie e le nuove spinte allo sviluppo procederà regolarmente, è presumibile che l’economia cinese si riprenderà dall’andamento a “L” della curva del tasso di crescita del Pil. Al contrario, se la transizione non avverrà nel modo previsto, l’economia stagnerà sul fondo della curva per un paio di anni.

Come mostrano i dati, a partire dal 2012 il tasso medio di crescita annuale dell’economia cinese è rimasto sotto la soglia dell’8%. Nel 2016 il tasso di crescita è sceso al 6,7%, segnando il nuovo minimo storico degli ultimi 26 anni. Il tasso di crescita degli investimenti nel settore manifatturiero cinese ha rallentato in maniera costante a partire dal 2012, scivolando al 3% all’inizio del 2016, per poi stabilizzarsi vicino alla cifra che era stata raggiunta durante il soft landing dell’economia tra il 1996 e il 1997. Per quanto riguarda il settore delle esportazioni, i momenti più difficili dovrebbero essere terminati vista l’accelerazione subita a partire dal 2011, sebbene nel 2016 il tasso di crescita cumulativo corrispondesse al -7,7%. Grazie al rilancio della domanda dei mercati internazionali dovuta alla ripresa di Stati Uniti ed Europa, oltre al deprezzamento del 14% dello yuan rispetto al dollaro dall’agosto 2015 alla fine del 2016, la crescita dell’export in Cina potrebbe aver già raggiunto il suo punto più basso.

ra il 1991 e il 1994 Shenzhen ha vissuto una rapida espansione economica, durante la quale il Pil è cresciuto ad un tasso superiore al 30%, stabilizzandosi oltre il 10% nei successivi 12 anni. Tuttavia questa crescita esplosiva è stata trainata da investimenti ed altri fattori chiave che hanno causato seri problemi, quali l’insufficienza di terra, la limitata capacità ambientale e lo spreco di risorse. A partire dal 2005 la città ha subìto un aggiustamento strutturale grazie al quale, nel contesto della crisi finanziaria mondiale del 2008, Shenzhen è così riuscita a sostenere un’importante crescita economica, senza fare affidamento sugli investimenti come incentivo economico. Nel 2016 il Pil di Shenzhen ha mantenuto un tasso di crescita annuale del 9%, per un valore lordo di 1.930 miliardi di Rmb. Contemporaneamente il Pil pro capite superava i 26.000 USD, avvicinandosi a quello della Corea del Sud e del Kuwait.

Lascia un commento