Su iniziativa dell’Agenzia Spaziale Europea nasce la missione Aeolus, un progetto che studia la distribuzione dei venti sulla terra con estrema precisione. A supportare e a trainare l’operazione è satellite Aeolus funziona tramite l’innovativa tecnologia Lidar. Il Lidar è contraddistinto da un forte trasmettitore laser spaziale, sviluppato dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Italiana e Leonardo. Di fatti, L’acronimo LiDAR (Light Detection And Ranging) descrive proprio il processo tecnologico che  misura la distanza da un oggetto illuminandolo con una luce laser e che al contempo è  in grado di restituire informazioni tridimensionali ad alta risoluzione sull’ambiente circostante. Un LiDAR utilizza tipicamente diversi componenti: laser, fotorilevatori e circuiti integrati di lettura (ROIC) con capacità di tempo di volo (TOF) per misurare la distanza illuminando un bersaglio e analizzando la luce riflessa.

In particolare, Il satellite Aeolus È il più potente trasmettitore operante nell’ultravioletto (UV) mai costruito prima per una missione spaziale: con oltre 7 miliardi di impulsi laser emessi, ha orbitato intorno alla Terra ben 16 volte al giorno, riuscendo a coprire l’intero globo una volta a settimana. È composto da più di 80 elementi ottici allineati con un’accuratezza micrometrica, e realizzato con tecnologie e materiali innovativi finora mai sperimentati. Ne sono esempi emblematici il sistema di ossigenazione all’interno del laser, sviluppato per fare in modo che il raggio non venga deformato o bruci le componenti interne e il materiale utilizzato per minimizzare l’assorbimento della luce e, allo stesso tempo, per resistere agli altissimi livelli di potenza, evitando dispersione di energia o danni alle ottiche.

Ed è proprio la tecnologia laser la vera rivoluzione di Aeolus: generando pulsazioni di luce UV inviate nell’atmosfera, il LIDAR mette in evidenza i venti in tutto il mondo. Il grande valore aggiunto offerto da questa missione è stato misurare i venti in aree difficilmente raggiungibili dai classici mezzi di rilevazione (palloni sonda o aerei), offrendo una visione più completa e globale di questo fenomeno.

In orbita per quasi cinque anni, la missione ha avuto una serie di impatti positivi su numerosi aspetti: ha contribuito a rendere più accurate le previsioni meteo e migliorato la conoscenza dei fenomeni climatici e delle conseguenze legate al riscaldamento globale e all’inquinamento atmosferico. Secondo i dati riportati dalla missione, gli scienziati hanno ipotizzato che, in futuro, potrebbe aiutare a migliorare la previsione degli uragani, come pure a seguire e prevedere i movimenti delle polveri emesse, ad esempio delle eruzioni vulcaniche.

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