Tra sette anni assisteremo all’inizio di un’era nuova per l’uomo, un tempo che proietterà l’umanità intera verso un futuro migliore

È stato annunciato: tra sette anni assisteremo all’inizio di un’era nuova per l’uomo, un tempo che proietterà l’umanità intera verso un futuro decisamente migliore.
Questo secondo le previsioni da sogno dello scienziato statunitense Raymond Kurzweil.

In una recente serie su YouTube, l’ex ingegnere di Google, ha parlato degli incredibili progressi tecnologici che saranno in grado di mantenerci sani in vita. A tal punto, che afferma senza usare mezze misure: “Gli esseri umani raggiungeranno l’immortalità entro il 2030!”.

A permettere il raggiungimento dei progressi in ambito sanitario e genetico sarà lo sviluppo di nanotecnologie e di nuovi sistemi di Intelligenza artificiale (Ia).
Così, secondo le sue profezie, l’uomo andrà verso una vita in cui genetica, nanotecnologia e robotica, consentiranno di non invecchiare, di non ammalarci e di vivere bene per un tempo indefinito.

Tutto grazie ai nanorobot che andranno a scorrere nelle nostre vene, per combattere le malattie e riparare i nostri corpi a livello cellulare.
Ispirati alle stelle marine, grandi come la sezione di un capello, questi dispositivi rivoluzioneranno il trattamento di malattie finora incurabili.
E così in un futuro non poi così lontano l’uomo sarà in grado di sconfiggere la morte, la vecchiaia e perfino le malattie.

Come spiega a chiari lettere un articolo di “Focus”, “l’inizio di questa nuova era avverrà quando si darà vita a esseri artificiali “indipendenti”, e sarà caratterizzata dalla fusione tra tecnologia, intelligenza artificiale e intelligenza umana. La rivoluzione robotica consentirà all’umanità di sviluppare macchine con un’intelligenza pari o superiore a quella dell’uomo. Perché saranno superati i limiti dei nostri corpi, perché l’intelligenza non-biologica prevarrà.
Con l’avvento dei nanorobot si potrà mangiare senza ingrassare, si potrà disporre di tutta l’energia che ci occorre, verranno sconfitte infezioni e malattie, e si potranno sostituire i nostri organi fino al punto di migliorare e potenziare il funzionamento del nostro cervello”.

È dunque il caso di credere a ciò che predice Kurzweil.

Già ad oggi un team di ricercatori australiani ha messo a punto un prototipo che potrebbe funzionare, come si dice nella ricerca, da “proof of concept” per il futuro della medicina interna.

Si tratta appunto di un nanobot, che altro non è che una piccola macchina “intelligente” a base di Dna, concepita per andare potenzialmente a sostituire i cocktail di farmaci o di radiazioni di vario genere con cui si affrontano numerose patologie e che spesso colpiscono indistintamente cellule malate e sane.

Il gruppo le chiama “macchine molecolari autonome” e in qualche modo le differenzia già dai microscopici automi in materiali artificiali o metallici. Si tratta di qualcosa di decisamente più naturale.

Veicoli dotati di un’intelligenza biologica, frutto di un processo di alta ingegneria genetica, concepiti per consentire di traghettare le proteine giuste, e dunque in grado di attivare, rallentare o bloccare certi processi, mirando solo alle cellule interessate.

I nanobot a Dna sono macchine sintetiche di dimensioni nanometriche costituite appunto di Dna e proteine. Sono autonomi perché il Dna stesso è una macchina autoassemblante.

Insomma, i nanobot su cui James Brown (principale autore) e colleghi hanno lavorato sembrerebbero in grado di trasferire ben più che la propria informazione genetica ma, almeno teoricamente, un “carico” di proteine utili per esempio a inibire la moltiplicazione di cellule tumorali.

Come spiega The Next Web, “per dirla in termini più semplici grazie a questi nanobot si potrà dare la caccia a batteri, virus e cellule tumorali all’interno dei nostri corpi. Ogni membro dello sciame iniettato nel sangue potrebbe trasportare una specifica proteina e, quando incontra una cellula difettosa, potrebbe assemblare le sue proteine in una formazione progettata per eliminare la minaccia”.

Un approccio terapeutico completamente diverso da quelli attuali, perfino dalla terapia genica strettamente intesa.

La strada è molto lunga, ma l’indagine, battezzata “Rapid Exchange of Stably Bound Protein and Dna Cargo on a Dna Origami Receptor”, semina prospettive interessanti:

Intanto, è la prima volta che un nanobot Dna si è dimostrato in grado di trasportare un carico di questo tipo.

Un dato incoraggiante arriva dalla Svizzera, dove un team di ricercatori guidati dal professor Daniel Ahmed dell’ETH, del Politecnico federale di Zurigo, ha sviluppato dei dispositivi grandi come la frazione di un capello, finalizzati appunto a diventare l’arma vincente contro cancro e ictus.
Il team di lavoro ha dimostrato come questi nanorobot di dimensioni microscopiche siano in grado di recarsi in maniera impercettibile e precisa nel cuore della malattia per rilasciare farmaci in maniera efficace anche nei tumori più difficili da trattare.

Questi microrobot sono anche in grado di facilitare la somministrazione di farmaci contro l’ictus, permettendo ai pazienti di essere trattati in maniera tempestiva riducendo così i tassi di mortalità e la gravità dei danni causati dalle ischemie cerebrali.

I nanorobot sono 10 volte più piccoli di un globulo rosso e hanno una struttura ciliare, ispirata a quella delle larve di stelle marine, che permette loro di nuotare all’interno del sangue, guidati da ultrasuoni.

Questi innovativi veicoli sono stati ribattezzati nanoswimmer letteralmente “nano nuotatori”, vista la loro abilità nel muoversi attraverso i liquidi. Alcuni test hanno dimostrato che gli ultrasuoni sono in grado di guidare i nanorobot in maniera estremamente accurata e di muoverli verso le pareti dei vasi sanguigni. La loro forza non interferisce con il movimento dei globuli rossi, perciò si ritiene sia una tecnologia sicura.

Tutti i medici e bioingegneri che stanno lavorando a questo progetto sono convinti che i nanobot andranno molto presto a sostituire in maniera efficace i trattamenti farmacologici tradizionali, come ad esempio la chemioterapia, proprio perché sono in grado di custodire il farmaco al loro interno fino a quando non viene consegnato al target previsto. Insomma l’obiettivo è ottenere la giusta dose in qualsiasi parte del corpo senza danni collaterali.

Ed è per questo che i nanobot vengono realizzati combinando elementi o materiali inorganici con componenti biologici, come cellule, proteine o Dna.

Per ottenere questo risultato, gli scienziati stanno realizzando nanorobot che possano navigare nei vasi sanguigni, lì dove circondano le cellule tumorali. Il team dell’ETH è fiducioso che presto sarà in grado di “guidare” i nanorobot attraverso onde acustiche, in modo che questi rilascino il medicinale in essi contenuto solo nell’obiettivo prefissato.

“Nanorobot” alla conquista delle cellule tumorali, presto realtà
Potrebbe sembrare fantascientifico, ma la tecnologia utilizzata per produrre sostanze in nanoscala che colpiscono e uccidono solo le cellule tumorali riscaldandole verrà realizzata prima di quanto si pensi.

Oltre a curare il cancro i nanorobot saranno utili anche nel trattamento degli ictus.
Il team del Politecnico federale di Zurigo vede nei nanorobot l’opportunità di creare un trattamento nuovo e più efficace anche contro gli ictus. Il team sta studiando un sistema in grado di somministrare i medicinali direttamente nel sito del coagulo, liberandolo in maniera più rapida ed efficace. Questo sistema sarebbe anche privo di effetti collaterali e quindi adatto a un numero di persone nettamente maggiore.

In generale, lo sviluppo dei nanorobot avrà un grande impatto nella somministrazione dei medicinali e potrebbe rivoluzionare il trattamento di malattie molto gravi.

Finora, i risultati dei test sono promettenti, mostrando l’alto potenziale dei nanorobot nel trasportare efficacemente i farmaci verso i siti che originano le malattie. Tuttavia, la ricerca necessita di ulteriori test e sviluppi prima di poter raggiungere il suo pieno potenziale. Ma ormai, una volta individuato l’obiettivo, è solo questione di tempo per centrarlo in pieno.

Francesco Castellini

Di admin

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