Fondata nel 1912 da Giovanni Bombrini e da Leopoldo Parodi Delfino con lo scopo principale di produrre polvere da sparo ed esplosivi – conferma Ranzo – verso la metà degli anni 60 l’azienda si è trasformata: da un business orientato alla difesa ha abbracciato il settore spaziale, in quel momento nascente. La considero un’intuizione geniale, un passaggio storico che dalla chimica degli esplosivi ha portato a quella dei propellenti e, via via, allo sviluppo dei sottosistemi propulsivi dei primi razzi”.  È una descrizione appropriata anche alla luce di una nuova fase della storia di Avio, inaugurata nei mesi recenti e fondata su due pilastri: difesa e sostenibilità. Sono direttrici che in concreto si traducono nella produzione di missili e lanciatori spaziali, tecnologie per ambiti antitetici sotto molti punti di vista, ma entrambi in cima alle priorità internazionali. Avio produrrà sistemi antimissile da montare sulle nostre navi e svilupperà lanciatori a ridotto impatto ambientale e missioni deputate a ripulire le orbite prossime alla Terra, la frontiera su cui costruire un futuro migliore per tutti. “Come dicevo, per noi supportare la Difesa non è una novità – spiega Ranzo – abbiamo sempre realizzato propulsori per missili tattici. Nell’ultimo decennio la richiesta si era ridotta; oggi, e da prima che scoppiasse il conflitto in Ucraina, la domanda di sistemi per difendersi da attacchi missilistici è aumentata in modo corposo. Il know how e i nostri equipaggiamenti produttivi ci permettono di soddisfarla”. Significa che Avio, a fronte di due contratti da 190 milioni di euro in tutto, fornirà i propulsori per i nuovi missili da contraerea Camm-er a Mbda, il consorzio fra Airbus e Bae Systems (37,5% ciascuno) con socio al 25% Leonardo. “Sono già in produzione. E con la tradizionale linea dedicata agli Aster-30, un sistema supersonico a due stadi, contribuiranno a ricostituire gli arsenali europei, in calo per la guerra”. Sono armi difensive, vero, ma anche l’indice di un progressivo inasprimento delle relazioni internazionali. “Credo bastino l’annuncio della Germania di voler investire 100 miliardi nella difesa, e il non dissimile atteggiamento francese, a testimoniare la corsa globale al riarmo – dice Ranzo -. Sarebbe ingenuo non vedere come, sbriciolatasi l’idea di fratellanza globale, il mondo stia riconfigurandosi: da una parte i Paesi legati alla Nato, dall’altra un’alternativa, con Cina, Russia, Brasile e India come primi attori. La difesa gioca un ruolo diverso rispetto alla storia recente. Eravamo convinti le guerre si fossero trasferite nel digitale; la realtà racconta la persistenza degli scontri convenzionali”. Non è un caso se le commissioni della difesa oggi rappresentino il 15% dei ricavi di Avio (di 357,3 milioni nel 2022, un incremento del 14,6% anno su anno), ma con la prospettiva che la percentuale cresca fino “al 25% in tre, quattro anni”.Per il gruppo guidato da Ranzo le attività per la difesa concretizzano una diversificazione del rischio in un momento in cui la Borsa, il rischio, lo evita. Da gennaio a inizio maggio, il titolo Avio – nel segmento Star della Borsa Italiana – ha registrato un calo del 5,11%. I ricavi nel primo trimestre del 2023 ammontano a 59,8 milioni di euro, un -9,2% anno su anno. Sebbene l’azienda imputi la contrazione al rallentamento della produzione del motore P120 – che costituirà i booster del lanciatore pesante Ariane 6, in ritardo di due anni – non è da escludere la Borsa abbia reagito al failure della prima missione commerciale di Vega C, l’ultimo nato negli stabilimenti di Colleferro che, deputato a spedire carichi fino a 2200 chilogrammi in orbita bassa, lo scorso dicembre è finito nell’oceano Atlantico pochi minuti dopo il decollo dallo spazioporto europeo della Guyana Francese. Sebbene è previsto che il lanciatore torni sulla rampa entro fine anno, il suo calendario, a oggi costituito da 21 ordini, ha subito inevitabili rinvii e un significativo rallentamento. È anche significativo che il gruppo, che dal 2015 è passato da 750 a 1.200 dipendenti, oggi punti ad attrarre finanziatori privati: “il nostro azionariato cambia, sta irrobustendosi. Il mordi e fuggi dei fondi di investimento, che dopo sei mesi escono, non funziona. In questo settore è il lungo periodo a pagare e ritengo positivo che per il 25% ci sostengano risparmiatori e persone fisiche. Perché imprenditori e risparmiatori privati hanno un orizzonte temporale ampio nelle loro strategie di investimento”.

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