Anche una private bank da 88,2 miliardi di masse in gestione conta sull’analisi dei dati e sull’intelligenza artificiale per migliorare le performance dei propri consulenti finanziari e valorizzare i patrimoni dei clienti. “Da un anno abbiamo centralizzato tutte le informazioni e abbiamo costruito una struttura che ci permette di gestire informazioni di diversa estrazione attraverso un data lake in cloud che permette di fare storage ed elaborazioni di una grande mole di dati”, spiega a Wired Riccardo Renna, chief operation officer & innovation (coo) di Banca Generali, che dal 2016 lavora per accelerare la trasformazione digitale di piazza Tre Torri.

Il focus è sui 2.230 banker sul campo, l’interfaccia dell’istituto con i risparmiatori. “Ogni banca ha tanti dati dei clienti, noi vogliamo analizzarli per essere un supporto per i nostri consulenti finanziari per favorire la loro crescita e migliorare la qualità del loro servizio verso la propria clientela”, spiega il manager. Un compito agevolato dall’intelligenza artificiale che aiuta a intercettare la liquidità non affidata alla banca. “Siamo partiti dalle abitudini di spesa: abbiamo ri-clusterizzato con l’Ai tutti gli acquisti dei nostri clienti per vedere se ci sono dei pattern interessanti. Raccogliamo queste informazioni per provare a cogliere degli spunti senza andare direttamente sui clienti, ma offrendo possibilità in più ai banker”, prosegue Renna.

Il percorso per diventare un istituto data-driven, spiega Renna, non è stato semplice. Banca Generali ha portato avanti un lavoro di “modellamento dei dati” per assicurare che tutti avessero chiaro il potenziale di ogni informazione. Per ottenere buoni risultati, sottolinea il coo, “non importa molto l’algoritmo che applichi, ma serve far bene tutto il lavoro che c’è prima dell’analisi. Altrimenti metti in funzione degli algoritmi che elaborano dati senza senso: il grosso del lavoro che abbiamo fatto in questi anni – aggiunge – è stato mettere ordine a tutta la nostra base dati ed essere molto allineati sul significato di ciascuna informazione raccolta”. Letteralmente: “Abbiamo creato un vero dizionario che ci permette di avere la descrizione dei dati, il modo in cui vengono estratti e modellati”.

“Obiettivo la democratizzazione dei dati”

Il progetto sui dati in Banca Generali è “partito da qualche anno ed è rolling”, cioè spesso viene aggiornato e rilanciato perché ottiene maggiore importanza all’interno dei processi aziendali. “Acquisisce sempre più funzioni, più valori, più obiettivi. E abbiamo tutto il top management della banca ben allineato, a partire dall’amministratore delegato Gian Maria Mossa”. L’impatto sull’attività dei banker c’è, anche se non è possibile entrare nel dettaglio dei numeri. “Oggi la nostra ambizione è favorire la democratizzazione dei dati, cioè mettere tutti in condizione di poter usare le informazioni partendo da una base comune”, aggiunge Renna.

“La centralizzazione del patrimonio informativo dei clienti, la valorizzazione del dato e la modalità di elaborazione diventano cruciali per generare nuove opportunità di crescita, nella relazione di fiducia e nello sviluppo territoriale. L’analisi approfondita dei dati – prosegue il manager – consente di sviluppare una panoramica completa della situazione finanziaria e delle preferenze di ogni cliente, comprendere le sue esigenze e offrire servizi finanziari su misura”.

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