Il metaverso è oggi una novità da esplorare e ancora in fase di crescita che può condurre a risultati interessanti in campi diversi. Uno di questi è l’archeologia: infatti, una delle ultime invenzioni tech si applica in modo prezioso allo studio dell’antichità. Pioniere di questa armonia fra storia e innovazione è l’università La Sapienza di Roma con il progetto ArcheoVerso. ArcheoVerso è un progetto che intende esplorare le potenzialità degli universi digitali per la valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, mettendo a punto un ecosistema metodologico e tecnologico teso all’individuazione ed espressione delle migliori pratiche per la creazione, fruizione e interazione in realtà immersiva e aumentata. Primo banco di prova, le Case romane del Celio, complesso di edifici residenziali di età romana. “Le domus romane del Celio costituiscono il caso sperimentale di un progetto di più ampia portata teso a sviluppare una serie di sinergie operative su un nuovo approccio tecnologico alla fruizione dei Beni Culturali, letti nella loro chiave territoriale, sondando nuove possibilità di interazione sinora impensabili con i sistemi digitali tradizionali” racconta Saverio Giulio Malatesta, project manager di ArcheoVerso. Il progetto è nato dalla collaborazione tra la Società Cooperativa Culture, che gestisce diversi luoghi di rilievo nel panorama culturale italiano, e il Centro interdipartimentale di ricerca DigiLab, cui afferiscono 14 dipartimenti di tre differenti facoltà dell’università Sapienza di Roma. Oltre che per le visite virtuali da parte del pubblico, altre migliorie possono giungere dall’utilizzo del metaverso per studi scientifici. Il metaverso, infatti, impone una serie di processi obbligati, che accelerano l’avanzamento o la trasformazione di alcune dinamiche presenti soprattutto in campo umanistico. Il confronto con un contesto, in termini di pubblico e di possibile fruizione dei contenuti, nonché delle diverse modalità di fruizione, estremamente variegato, variabile e in evoluzione, costringe a un continuo aggiornamento delle soluzioni tecnologiche e delle metodologie che garantiscano una corretta interazione con il portato cognitivo ed emozionale dell’utente. 

“Non bisogna dimenticare che il metaverso è incentrato sull’utenza e sulle azioni da questa compiute in ambiente digitale: la mediazione tra l’interazione dell’individuo e l’ambiente digitale deve essere il minore possibile, per garantire una maggiore immersione possibile – spiega Malatesta -. Dal punto di vista dell’esperienza utente, quindi, si ha un netto avanzamento di ricerca in tutti gli ambiti legati alla percezione e alla reattività, come ad esempio la neuropsicologia”. Oltre all’infrastruttura tecnica e tecnologica, però, occorre considerare anche l’aspetto contenutistico: la creazione di sistemi complessi, comprendendo in questa definizione tanto il contenuto in sé quanto le diverse modalità di fruizione dello stesso rese possibili dall’ambiente metaversale, implica un ripensamento nella formulazione e presentazione di quanto si voglia rendere disponibile nel metaverso. La qualità di immediatezza che caratterizza l’ambiente digitale funzionante in tempo reale impone una serie di scelte come mai prima necessaria. Spiega Malatesta “Questo si traduce, nel campo dei beni culturali e nei diversi ambiti di studio ad essi connessi, un nuovo modo di pensare la formulazione del messaggio culturale, una nuova forma di strutturazione delle informazioni, un veloce aggiornamento dei dati e, soprattutto, l’obbligo di una pressoché immediata condivisione dei risultati, con il conseguente confronto, data la scala e la natura del metaverso, con una comunità scientifica vasta e diversificata”. Esiste perciò uno sviluppo preciso riguardo l’archeologia; ma in che modo le versioni virtuali sono utili per l’analisi dal punto di vista storico? “Il metaverso comporta un’innovazione nel processo di comprensione di un contesto archeologico, basandosi non solo sull’analisi delle diverse dinamiche che sono intervenute su di esso, ma costringendo a un necessario, quanto non scontato, lavoro di sintesi di esse, unendo il fattore sensoriale. Il metaverso si differenzia da una normale ricostruzione virtuale perché non si limita a presentare una ipotesi, ma implica – per la natura stessa della sua formulazione – una continua interazione con essa”, dice l’esperto.   Il metaverso e gli spazi virtuali hanno la capacità di portare visitatori e archeologi all’interno degli spazi storici, una possibilità concessa solo dall’innovazione tecnologica. Il metaverso trova così un utilizzo legato all’archeologia e quasi inaspettato: la contemporaneità di azione a livello potenzialmente mondiale e l’interazione pluriutente, comportano la necessità di un rapido aggiornamento delle informazioni e di condivisione dei risultati di ricerca tali da costituire un volano per la cultura collaborativa e aperta. 

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