L’azienda è stata fondata nel 1889 che da allora cresce nel fatturato e nell’utile a doppia cifra ogni anno. Perché? Perché rappresenta l’autenticità italiana e la tradizione europea.  La società è radicata nel territorio del lago di Como, si avvale del know-how del distretto produttivo della Brianza, una parte collinare e fertile del territorio a nord di Milano. La “scintilla” dei prodotti nasce proprio dalla scelta di mantenere la produzione in Italia, nel rispetto delle nostre radici e della nostra filosofia.

L’azienda con un’età media di 29 anni, nonostante il nostro marchio rimandi all’800 e ha una gerarchia orizzontale, che permette a chiunque di provare a esprimere la sua managerialità e ambizione. 

I collaboratori, sia in fase di produzione che negli uffici, indistintamente dal proprio ruolo, si siedono con gli amministratori per vedere il bilancio consolidato, per capire come e dove cresce e come e dove l’azienda investe, per creare insieme un futuro più prospero per tutti, come una vera comunità dove ognuno fa il suo per il bene proprio e della Bonacina 1889.

La società crede, infatti, nell’idea di “comunità creativa”, che collabora per realizzare prodotti e iniziative che abbiano un significato culturale. Ogni individuo è incoraggiato a coltivare ed esprimere il proprio talento e a contribuire pienamente a un progetto creativo collettivo di successo.

Il paradosso è che per sviluppare un’azienda vincente e armoniosa come questa, non bisogna prendere spunto dal presente o dal futuro, bensì dal passato, un passato tricolore: Adriano Olivetti, per esempio, è stato un imprenditore che ha investito in Silicon Valley quando ancora non si chiamava così.

Bonacina, come tante altre realtà nazionali vincenti e prospere, esporta più del 70% all’estero, quindi lavora fortemente sul marchio che da decenni rimane saldamente posizionato al terzo posto delle più prestigiose ricerche internazionali del settore: il made in Italy.

Un marchio ancora oggi poco esplorato e valorizzato dalla classe imprenditoriale italiana, priva di un’ottima conoscenza dell’inglese, che non gli permette di avere una visione globale e rischia di far perdere la vera sfida dell’Italia di oggi, che è quella di essere sempre più ramificata con i suoi prodotti, vincenti in ogni angolo del globo e non replicabili. Nel complesso, la sfida maggiore è quella di far coesistere tradizione e innovazione: nonostante il core business dell’azienda resti la lavorazione a mano del materiale naturale – il giunco, nelle stesse modalità della fine del XIX secolo – sono oggi gli investimenti in ricerca e sviluppo la forza propulsiva della crescita aziendale. 

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