“Questa  di Marinella è la storia vera”: cantava il noto cantautore Fabrizio De André, ispirandosi ad un fatto di cronaca nera e anche io oggi come lui, ho una storia da raccontare, quella di Marinella, appunto! La più importante azienda sartoriale napoletana. Marinella nasce in 20 metri quadrati sul lungomare di Napoli, dove ogni mattina, il fondatore Eugenio, si affacciava per ammirare in lontananza la costiera sorrentina e Capri. Dopo oltre un secolo, il negozio è ancora lì. Nel corso degli anni tantissimi personaggi illustri hanno varcato la sua porta per avere una cravatta griffata Marinella: da Luchino Visconti a Silvio Berlusconi, da Totò a Putin, passando per Cossiga, Craxi, Napolitano e la famiglia Kennedy. Oggi, Amministratore delegato della società è Maurizio Marinella, rappresentante della terza generazione della famiglia.

È solo con l’ultima generazione però, quella di Alessandro Marinella, figlio di Maurizio, che l’elevata arte manifatturiera che contraddistingue l’azienda si sposa con l’innovazione e la globalizzazione dell’epoca moderna. Alessandro entra in società nel 2017 e lavora al fine di  trasformare Marinella, consolidandone il brand, attraverso l’apertura di e-commerce e diversificando la produzione estendendosi alla piccola pelletteria e all’abbigliamento femminile. Questa rivoluzione ha permesso a Marinella di sopravvivere agli anni della pandemia, con l’aumento delle vendite online rispetto a quelle off line: In quasi due anni, le vendite online hanno raggiunto il 20% del fatturato e la cravatta, che prima rappresentava l’80% degli introiti, ora ne è il 60%, inoltre, ad oggi l’azienda esporta in tutto il mondo soprattutto in Asia e in particolar modo in Giappone.

Tuttavia, la vera innovazione risiede nella scelte sostenibili dell’azienda, necessarie oramai, nell’industria della moda, tra le più inquinanti al mondo, con il 10% delle emissioni totali di gas. In questo senso, Marinella ha creato nel 2020 una capsule collection con il brand siciliano Orange Fiber per produrre accessori in fibra d’arancia. Il successo fu dirompente. Tanto che il Ministero dell’Ambiente acquistò tutta la collezione in occasione del G20: l’episodio rimane grande motivo di vanto per Maurizio Marinella.

L’anno successivo invece è nata una collaborazione con Tbd Eyewear per la realizzazione di una linea di occhiali con materiali naturali. L’obiettivo perseguito e realizzato dalla società fu quello di eliminare la plastica: da sempre la tradizione artigianale di Marinella impone alla stessa di non fare uso di fibre come poliestere e poliammide, anche le colorazioni sono tutte naturali.   A rafforzare la lotta contro la plastica è stata la partnership dell’impresa napoletana con  un’azienda olandese, insieme alla quale ha sviluppato un polimero plastico che a tre mesi dal contatto con acqua o terra si autodistrugge. Ad oggi utilizzato per gli involucri di tutti gli articoli targati Marinella.

Insomma, forse è proprio vero che il gioco di squadra vince sempre, soprattutto se i giocatori sono padre e figlio così come ci insegnano Maurizio e Alessandro Marinella che portano avanti la tradizione dell’eccellenza italiana, anzi napoletana, in tutto il mondo.

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