Se si alza lo sguardo, lungo la scala che porta agli uffici dei dirigenti, si vedono le impronte di due paia di manine. Appartengono a Prisca ed Edoardo Di Martino, i figli del presidente e della vicepresidente di Abiogen Pharma, Massimo e Carlotta Di Martino. Dalle finestre si vedono le strade e il parcheggio in cui i ragazzi, oggi a loro volta dirigenti, hanno imparato a guidare. “Quelle manine raccontano che per noi l’azienda è un’estensione di casa”, dice Carlotta. “Quando abbiamo costruito la sede, ho scelto di persona tavoli, luci e arredamento, proprio come si fa quando si entra in una casa nuova. Qui, quando i ragazzi erano piccoli, ogni dicembre preparavamo tutti insieme l’albero di Natale”.

Può sembrare il quadro di una piccola impresa familiare di provincia. Abiogen Pharma, invece, è una delle prime trenta aziende farmaceutiche italiane, con un fatturato che ha superato i 176 milioni di euro nel 2020 e dovrebbe raggiungere quest’anno i 200. Dal suo stabilimento – 120mila metri quadrati vicino a Pisa, in cui lavorano 440 persone – escono 75 milioni di pezzi in un anno, con l’obiettivo di produrre e commercializzare farmaci di eccellenza, accessibili a tutti. Coniugando, più in generale, il modello italiano della media impresa con quello flessibile di un’azienda a vocazione internazionale. Il tutto in un settore complesso come quello farmaceutico, in cui ricerca e innovazione sono cruciali. L’azienda toscana, che produce farmaci propri e per aziende terze e commercializza farmaci propri e in licenza, ha dedicato l’attività di ricerca e sviluppo alle aree del metabolismo osseo, del trattamento del dolore e delle malattie respiratorie, metaboliche e dermatologiche. Il metabolismo osseo, in particolare, è da decenni il suo punto di forza. L’azienda festeggerà nel 2022 i 25 anni di attività. Le sue radici risalgono però al 1917, quando Alfredo Gentili, bisnonno di Massimo Di Martino, fondò l’Istituto Galenico, divenuto poi Istituto Gentili. Nel 1997, l’azienda di famiglia fu venduta all’americana Merck Sharp & Dhome (Msd in Italia), e Di Martino mantenne una parte del listino farmaci, dello staff, delle strutture, del centro ricerche e dei progetti di sviluppo per continuare l’attività imprenditoriale. “Il nome di Abiogen viene proprio da qui”, spiega. “L’abiogenesi è il processo in cui un organismo vivente trae origine da una sostanza non vivente. Allo stesso modo, noi abbiamo cominciato una nuova storia a partire da quella che si era conclusa. Abbiamo costituito all’epoca una holding – in cui mia moglie si occupa della comunicazione – che comprende oggi altre due società, Galileo Research e Gensan. Da allora, ragioniamo come gruppo”. Galileo Research è lo spin-off di quella che un tempo era la divisione ricerca e sviluppo di Abiogen. Una società figlia, come ricorda Massimo Di Martino, del periodo più buio della storia del gruppo. “Nel 2008 consultammo una squadra di esperti che valutarono tutti i nostri progetti di r&s: ne salvarono uno solo. Avevamo investito milioni in iniziative che non erano più di interesse per i nostri partner. Fummo costretti a ripensare la nostra organizzazione. Fu un passaggio così doloroso che sul mio computer c’è ancora una relazione che scrissi in quel periodo e che si intitola: Fare ricerca in Italia? No grazie, sto cercando di smettere. La ristrutturazione, però, è stata una delle chiavi per la crescita degli anni successivi. Dal 2009 a oggi, il fatturato è triplicato”. Il progetto sopravvissuto al 2008 è quello di una piattaforma tecnologica basata sulla terapia cellulare, per la quale potrebbe cominciare a breve la fase clinica. altri. ”

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