A Palermo – ricorda il prefatore Riccardo Agnello – non esistono più negozi storici, eccetto Pustorino e Hugony, né Caffè d’epoca. Al loro posto sorgono oggi pub ed enoteche. Da qui la necessità di conservarne la storia, la memoria e l’aneddotica attraverso testimonianze, fonti letterarie (giornali d’epoca, guide, annuari, resoconti dei viaggiatori, memorialistica) e documenti vari (fatture, pubblicità cartoline, calendarietti, cartoncini e biglietti con impressioni in rilievo e in cromo litografia, cartoline di interni, ecc).Oltre al recupero memoriale, lo studio dei Caffè storici consente la comprensione delle trame cittadine, della compresenza e la convivenza di culture e tipologie umane diverse; dell’organigramma sociale e culturale; dell’evoluzione dei costumi e delle mode; dello sviluppo urbanistico della città. I Caffè, infatti, collaborarono alla formazione della società borghese colta, all’evoluzione del costume femminile, alla vita sociale e intellettuale. Furono «club, sale di lettura, redazioni di giornali o agenzie turistiche, ritrovi discreti per convegni d’amore, luogo d’incontro per espatriati e sedi di partiti politici, ma anche covi dove organizzare complotti o grandi affari» (R. Zanker). La storia, la politica, la letteratura e l’arte passano dai Caffè.L’elegante volume è suddiviso in tre parti: I Caffè storici dalle origini agli anni Settanta e le Schede storiche dei Caffè di Anna Maria Ruta, studiosa di microstoria e storia dell’arte; e L’architettura dei Caffè di Ettore Sessa, architetto. Sessa, nella terza parte del saggio, introduce una classificazione tipologica e funzionale dei Caffè, basata sull’ordinamento degli arredi, la sistemazione d’interni e gli apparati decorativi, che può sovrapporsi alla scansione cronologica. A Palermo la cultura dei Caffè si afferma fin dai primi dell’Ottocento, spostandosi lungo tre assi: i Quattro Canti, la Via Libertà e il lungomare alle porte della città. Sorgevano lungo le direttrici del commercio, degli affari e della politica, per intercettare i flussi di clientela e gli scambi sociali.

Gli anni Sessanta videro l’esplosione di night club e della vita notturna. Nei Caffè si ritrovavano anche i giovani intellettuali di allora, impegnati nella politica. Parlavano di ideologia, di morte dell’arte, di lotta per l’affermazione del proletario e per l’uguaglianza sociale. I nuovi modelli di vita, in cui il cinema e la tv hanno imposto il silenzio e la reclusione nelle case, hanno stravolto il ruolo di pasticcerie, bar e caffè. Questi sono stati assorbiti nella categoria dei bar, luoghi caratterizzati da ampi banconi, ampie esposizioni in vetrina di prodotti per frettolosi fruitori, adusi alla consumazione rapida e in piedi di bevande e generi gastronomici da portare via, privi di posti a sedere. La seconda parte del volume contiene le schede di alcuni caffè storici: la Pasticceria del Massimo e l’Extrabar Olimpia dei Dagnino, la Pasticceria Gulì, la Pasticceria e Confetteria Barille, la Real Confetteria del cav. Giuseppe Bruno, la premiata Pasticceria Caflisch, il Caffè Birreria Italia.

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