In un’Italia alle prese con svariati tavoli di crisi aperti nel settore manifatturiero, per fronteggiare esuberi e licenziamenti di massa in tanti stabilimenti, ci sono imprese che riescono a ricevere la piena soddisfazione dei propri dipendenti. Lo dimostra l’indagine di ‘Great Place to Work’, società specializzata nello studio e nell’analisi dell’ambiente lavorativo, che per il secondo anno ha stilato la classifica ‘Best Workplaces for Blue Collar’, le aziende migliori dove lavorare secondo gli operai italiani. L’indagine si basa sul giudizio di oltre 8mila operai impiegati in 46 imprese italiane, per l’89% appartenenti ai diversi comparti dell’industria manifatturiera, tra i quali il più rappresentato risulta il food & beverage (23%), seguito dal settore chimico (14%) e dalla produzione di macchinari e attrezzature (11%).

“Siamo partiti dalla volontà di ascoltare le persone forse meno ascoltate, i cosiddetti blue collar workers, che però sono la spina dorsale dell’economia italiana e del Made in Italy – ha spiegato Beniamino Bedusa, Presidente e Partner di Great Place to Work Italia – Queste persone hanno un ruolo complesso, non accedono allo smart working, è più difficile per l’azienda motivarli. Quindi, abbiamo pensato fosse importante identificare le aziende che invece riescono a farlo. Abbiamo interpellato più di 8mila operai di 46 organizzazioni. E abbiamo trovato realtà eccellenti, in cui oltre il 75% dei blue collar sono contenti del proprio luogo di lavoro, un livello di soddisfazione superiore di 23 punti rispetto a quello registrato nelle altre aziende analizzate” (qui la classifica delle migliori aziende dove fare carriera in Italia). Il principale indicatore alla base dello studio di ‘Great place to work’ è il ‘trust index’, il valore medio delle risposte positive al questionario sul clima in azienda, che ha registrato tra gli operai una soddisfazione del 65%, ben 17 punti percentuali in più rispetto alle aziende analizzate in altri settori (qui per sapere quali sono le migliori aziende dove lavorare in Italia).

Il secondo criterio preso in esame per stilare la classifica riguarda lo scarto di ‘trust index’ tra operai e gli altri impiegati di una stessa impresa: nelle migliori 10 aziende del ‘Best Workplaces for Blue Collar’, infatti, la differenza di gradimento nell’ambiente lavorativo tra operai e chi lavora negli uffici è di soli 7 punti percentuali a favore degli impiegati (65% contro il 72%), mentre nelle altre aziende analizzate la differenza di percezione ed esperienza è di ben 18 punti percentuali di trust index (48% contro il 66%).

Altro fattore centrale per la realizzazione dell’indagine è il senso di appartenenza, con il 75% degli operai delle prime 10 aziende che definisce la propria azienda un eccellente luogo di lavoro, percentuale superiore del +23% (52%) rispetto a quello delle altre imprese fuori dalla classifica.

Rispetto agli amministrativi i “colletti blu” dimostrano un maggiore attaccamento verso il prodotto finale e il processo di realizzazione (83% contro il 81%) e una migliore capacità di adattarsi ai cambiamenti necessari per il successo dell’organizzazione (62% contro il 58%).Il 72% degli operai della top 10 ritiene inoltre che i propri superiori rappresentino appieno i valori aziendali, con una percentuale di 15 punti superiore rispetto agli operai delle altre aziende, e il 78% che i capi sono anche maggiormente propensi al dialogo (+18%). La classifica delle migliori aziende italiane secondo la classe operaia:

Marzocco (produzione macchine da caffè),

Andriani Società Benefit (innovation food),

Algeco (noleggio e vendita container e moduli prefabbricati)

Vimec (produzione montascale e soluzioni per la mobilità),

Gruppo Sapio (gas industriali),

Sirmax Italia (materie plastiche),

Master (serramenti),

Lati Industria Termoplastici (materiali termoplastici),

Ard Raccanello (sistemi vernicianti per l’edilizia)

Cantiere del Pardo (cantieristica navale).

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