n Nigeria, oggi, la produzione di cibo avviene attraverso un’irrigazione sostenibile. Ma fra dieci anni la situazione potrebbe cambiare. Il Congo, particolarmente ricco di acqua, dovrebbe invece salvarsi anche nel prossimo futuro. La California, al contrario, si colloca già al di sotto della soglia di sostenibilità. Questo significa, in buona sostanza, che aumentando la produzione alimentare si danneggeranno necessariamente gli equilibri dei bacini idrici. All About Water si occupa innanzitutto di questo: disegnare una mappa globale delle coltivazioni agricole che tenga conto dell’impatto, presente e futuro, del cambiamento climatico.

La startup, ora in fase di raccolta dei capitali necessari per lo sviluppo della piattaforma (fase di seed), nasce da un’idea che il Ceo, Alfredo Bini, ha partorito una decina di anni fa negli Stati Uniti. Dopo aver approfondito il tema dei derivati finanziari e osservato da vicino le dinamiche di investimento di governi e imprese agribusiness nel settore dei terreni agricoli, Bini si è interrogato sulla possibilità di «creare un algoritmo in grado di calcolare il valore aggiunto apportato dall’acqua di irrigazione alle aree in cui si produce cibo». Intuizione che gli è valsa una scolarship presso il dipartimento di scienze ambientali dell’Università di Berkeley. «Lì ho compreso che lo stesso tipo di modellistica impiegata per calcolare il valore dell’acqua di irrigazione poteva essere utilizzato anche per determinare vari parametri produttivi dei terreni». Tradotto: «Ottimizzare la produzione senza danneggiare le risorse idriche, monitorando le dinamiche in evoluzione del cambiamento climatico».

Aaw, che nell’attuale fase di seed si è posta l’obiettivo di raccogliere 2,5 milioni di euro, punta a entrare quanto prima nel mercato per diventare punto di riferimento nella gestione della scarsità delle risorse idriche. La produzione alimentare, ambito su cui è concentrata l’attività della startup, impatta per l’85% sul consumo complessivo globale di acqua dolce. Quello idrico, insomma, è un mercato le cui potenzialità crescono via via che i bacini si prosciugano. Secondo le stime di World Bank, World Resource Institute e Harvard gli investimenti necessari per gestire l’impatto economico della cosiddetta water challenge ammontano a 2,5 trilioni di dollari l’anno. «Pari a quanto oggi si spende nel settore della difesa». Per Bini non si tratta più di scommettere, ma di prender coscienza di un dato di fatto.

Lascia un commento