La Francia non vuole perdere il treno dell’intelligenza artificiale, che fino a oggi parrebbe aver lasciato indietro il Vecchio Continente, e per farlo mette in campo tutte le armi di cui dispone: dalle attività di lobbying a Bruxelles agli investimenti – diretti o indiretti – in casa propria. Venerdì 17 novembre nella capitale è stato presentato un nuovo super laboratorio di ricerca. Si chiamerà Kyutai, parte con una dotazione da trecento milioni di euro e diventerà – viene spiegato – “il primo laboratorio indipendente dedicato alla AI open science”. Per quanto il significato in questo contesto sia estremamente vago, “open” è un termine ricorrente nel dibattito sull’intelligenza artificiale, e un vecchio cavallo di battaglia della politica sulla materia d’Oltralpe. L’ambizione di Kyutai, si legge nella presentazione, è “condividere i progressi con l’intero ecosistema della AI (comunità scientifica, sviluppatori, aziende, società in senso largo e decisori politici dei sistemi democratici) e contribuire alla formazione delle future generazioni di esperti del settore”.  Cofondato da Iliad (compagnia telefonica transalpina), Cma Cgm (gruppo francese attivo in logistica e trasporti via terra e mare) e Schmidt Futures (il venture capital dell’ex ad di Google Erich Schmidt), Kyutai è stato presentato nel grande acceleratore parigino Station F, di proprietà del fondatore, azionista di riferimento e presidente di Iliad, Xavier Niel. Tutti sul palco i principali investitori: oltre Niel, lo stesso Schmidt e Rodolphe Saadé (presidente di Cma Cgm). A testimoniare l’importanza della partita per il governo, un videomessaggio del presidente francese Emmanuelle Macron e il discorso (dal vivo) del ministro per la Transizione digitale, Jean Noel Barrot. Avere modelli di intelligenza artificiale francesi ed europei, ha detto Macron, è “una sfida di sovranità tecnologica”, e la Francia deve “rimanere nel gruppo di testa”. Non solo. Che i modelli di intelligenza artificiale “non siano alimentati solo con contenuti di lingua inglese” ha spiegato Macron “è una sfida di civiltà”. “Chi costruisce i modelli ha più potere di chi li regola” ha chiosato Barrot. Posizioni che ribadiscono la scelta di sovranità digitale della Francia. Che starebbe conducendo una battaglia a Bruxelles contro l’AI Act ora alle battute finali: troppo stringenti le regole europee, sostiene Parigi, rischiano di affossare l’innovazione. A farsi carico di menare fendenti alla presentazione di Kyutai è stato l’unico straniero, l’americano Schmidt, che, dopo una lunga filippica, ha definito le regole europee sul digitale “weird”, strane. A domanda di Wired Niel, in conferenza stampa, si è detto sostanzialmente d’accordo. Kyutai “sarà un laboratorio no profit interamente dedicato alla ricerca open sull’intelligenza artificiale” ha dichiarato ai giornalisti Thomas Reynaud, ad del gruppo  Iliad. Iliad e Cma Cgm hanno messo sul piatto cento milioni a testa. Non sono stata rese note le cifre di Schmidt Ventures. Si cercano, fanno notare i soci, altri investitori, intenzionati a impegnarsi in progetti di lungo termine.

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