UN MILIONE E 300MILA IMPRESE che danno lavoro a circa 2,7 milioni di addetti tra titolari, collaboratori e lavoratori dipendenti. Sono i numeri che rappresentano la più che significativa realtà delle imprese artigiane. Quelle che Marco Granelli, presidente di Confartigianato, definisce “la cultura produttiva dell’Italia. Un mondo pieno di decine di settori e attività diversissimi tra loro, manifatturieri e di servizio, espressione di antica tradizione manifatturiera made in Italy ma anche di sofisticata innovazione tecnologica”. Dall’alimentare alla metalmeccanica, dalla produzione di gioielli alla cura della persona (acconciatori e centri estetici), dalle produzioni di arredamento fino all’edilizia, dalla moda al trasporto di merci e persone fino all’installazione di impianti, dal restauro di opere d’arte all’hi tech e alle biotecnologie, del resto l’artigianato è protagonista dei primati internazionali delle produzioni italiane. “Gli artigiani, radicati nelle comunità e, contemporaneamente, capaci di “conquistare“ il mondo – spiega Granelli – incorporano saperi antichi ed esprimono la biodiversità delle tradizioni produttive dei territori italiani, pronti, però, a rinnovarsi per essere all’altezza delle nuove sfide del mercato. Questo è il segreto per dare vita a prodotti unici, irripetibili, simbolo di quel Made in Italy così famoso e tanto apprezzato a livello internazionale. Senza l’artigianato e la piccola impresa l’Italia non sarebbe il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa e leader globale nei settori di eccellenza come agroalimentare, moda, legno-arredo e meccanica”.

Qual è il valore aggiunto delle imprese artigiane e quali sono i punti di forza?

“Il valore aggiunto è pari a 154 miliardi, cifra che, insieme a quello delle micro e piccole imprese, tocca 354,8 miliardi. I settori a maggiore concentrazione di artigiani, micro e piccole imprese esportano nel mondo prodotti per un valore di 141 miliardi. Noi piccoli imprenditori creiamo lavoro, siamo produttivi e sostenibili, investiamo in innovazione, esportiamo. Nei prossimi tre mesi copriremo il 60% del totale delle assunzioni previste dalle imprese, il 66% delle nostre aziende è impegnato a ridurre l’impatto sull’ambiente della loro attività, le nostre esportazioni valgono 60 miliardi, superiamo le grandi aziende nella crescita di investimenti in innovazione. L’artigianato italiano non muore, si trasforma per adeguarsi ai cambiamenti del mercato”.

Nei giorni scorsi all’assemblea di Confartigianato ha elencato quali sono le aspettative del settore verso il governo. Quali sono i punti principali?

“L’attesa di Confartigianato è per politiche economiche a misura di artigiani e di micro e piccole imprese, capaci di valorizzarne la qualità, l’innovazione, la capacità competitiva. C’è ancora molto da fare per liberare le nostre energie e va sgombrata la strada dai tanti ostacoli che intralciano il cammino degli imprenditori. Riduzione della pressione fiscale, semplificazione della burocrazia, un accesso facile al credito e a nuovi strumenti di finanza d’impresa, alla ricerca e ai progetti di innovazione digitale e tecnologica, di transizione ecologica e di internazionalizzazione. Chiediamo un fisco equo e sostenibile, perché oggi paghiamo 28,8 miliardi di maggiori tasse rispetto alla media europea. Basta con la burocrazia, che ci costa 16,8 miliardi di mancata crescita. Le risorse del Pnrr vanno usate anche per sostenere i nostri investimenti in tecnologia e innovazione, rinforzando il programma Transizione 4.0 e la Nuova Sabatini”.

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