In un mondo in rapida evoluzione e dalla grande innovatività quale è il comparto energia, alcuni elementi sono delle certezze. Tra questi, che la rete di distribuzione dell’energia sia uno dei fattori chiave abilitante della decarbonizzazione, nonché il veicolo principale per il crescente utilizzo dell’energia pulita, prodotta attraverso l’impiego delle rinnovabili. Grazie allo sviluppo delle tecnologie e all’innovazione digitale, le infrastrutture che compongono la rete pongono le basi per la transizione energetica e per la creazione di modelli sostenibili, incentrati sul progressivo affrancamento dalle fonti fossili. Ed è in questo scenario che E-Distribuzione, attraverso il suo impegno quotidiano, punta alla creazione di un sistema capillare, al fianco del territorio e delle istituzioni.

Tra centri operativi di controllo, cabine primarie e secondarie, cassette stradali e contatori, i sistemi di monitoraggio della rete sono sempre più efficienti e funzionali alle esigenze energetiche di famiglie, territori e imprese, le quali peraltro si fanno via via più stringenti. Oltre a facilitare l’accesso alla rete da parte dei titolari di impianti green di piccole dimensioni, l’obiettivo è agevolare la diffusione di sistemi per il monitoraggio dei consumi e per efficientare l’utilizzo dell’energia. Da inizio anno, sono oltre 300mila i nuovi piccoli impianti connessi alla rete nazionale, i quali contribuiscono in maniera sostanziale al progressivo spostamento del mercato energetico verso le fonti rinnovabili. A oggi E-Distribuzione gestisce oltre 1,2 milioni di chilometri di rete, con circa 450mila cabine secondarie e 2.500 tra cabine primarie e centri satellite. In tutto vengono serviti 7.400 Comuni, a volte localizzati anche in aree difficili da raggiungere dal punto di vista geografico. Da Sestriere, con i suoi 2.035 metri di altitudine, fino al più piccolo arcipelago delle Cheradi al largo di Taranto, la rete dev’essere flessibile, sicura e smart.

A volte riuscire a fornire servizi adeguati in queste zone remote della penisola è una sfida complessa, che richiede la realizzazione di infrastrutture innovative oltre a un notevole impiego di risorse. Per esempio, per fare arrivare la rete a Monte Isola, il comune che corrisponde all’isola del Lago d’Iseo in provincia di Brescia, è stato necessario adattare le infrastrutture al contesto del territorio. Stesso discorso vale per tantissime altre zone del territorio italiano, come Goro in Emilia-Romagna, Crevan in Veneto, rifugio Franchetti in Abruzzo, nel Parco dei Monti Sibillini nelle Marche e tante altre: in alcuni casi la rete corre sott’acqua, altre volte attraversa le lagune o le montagne, permettendo ai territori di sfruttare a pieno le fonti energetiche rinnovabili. Il nuovo modello di rete permette anche di realizzare soluzioni innovative per illuminare monumenti, opere d’arte e paesaggi naturali, senza ricorrere ai combustibili fossili. Il tutto con l’obiettivo di aumentare l’hosting capacity, ossia la capacità di accogliere la maggior quantità di energia rinnovabile per avvicinare gli obiettivi di decarbonizzazione. L’attività di E-Distribuzione, come spiega l’azienda, va oltre la semplice creazione di una rete capillare, ma è indirizzata verso la realizzazione di collegamenti smart ed efficienti dal punto di vista energetico. Un esempio emblematico è rappresentato dai contatori open meter, sistemi digitali distribuiti sul territorio che garantiscono una maggiore efficienza e una più facile regolazione dei flussi energetici. Dei 31,7 milioni di utenti finali, oltre 30 milioni sono già dotati di questa tecnologia, garantendo quindi un monitoraggio costante dei flussi energetici, una gestione più efficiente delle risorse e un flusso continuo di informazioni da impiegare per il miglioramento della rete. Perché, come scritto qui, il turismo spaziale andrebbe considerato per quel che è davvero: l’apice, cioè solo una piccola porzione, di un modo nuovo di sfruttare lo spazio, che dai lanci suborbitali per viaggiatori più o meno facoltosi fino allo sfruttamento commerciale di infrastrutture orbitanti (per scopi scientifici, tecnologici, per l’intrattenimento e chissà cos’altro ancora) apre un ventaglio di possibilità fino a pochi anni fa impensabile, svicolato dalla gestione esclusiva di agenzie pubbliche e governi. Nei primi sette mesi del 2023 i nuovi allacci sono più che triplicati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, superando la quota delle connessioni complessiva delle connessioni abilitate nel corso del 2022.

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