Nel 2023, secondo i dati comunicati dall’Istat, il debito pubblico italiano è sceso al 137,3% del Pil, dal 140,5% del 2022. Tutto bene, dunque? Non proprio. Secondo gli economisti di Mazziero Research, l’abbassamento del debito nel rapporto con il PIL è, in realtà frutto di un effetto ottico dato che il PIL si è gonfiato più del debito grazie all’inflazione. Ma torniamo al perché i conti pubblici sono fuori controllo. Come spiegano gli esperti di Mazziero, “ogni famiglia e ogni imprenditore sa bene che se anno dopo anno spende più di quanto guadagna non dovrà domandarsi se andrà in bancarotta, ma solamente quando. A quanto pare questo banale principio appare sconosciuto a chi affolla i banchi del Governo e del Parlamento, dato che sempre e immancabilmente le spese dello Stato superano le entrate. E ciò succede, si badi bene, anche quando aumentano le entrate: nei primi 11 mesi del 2023 le entrate tributarie sono aumentate di 34 miliardi, tasse che cittadini e imprese hanno pagato in più rispetto all’anno precedente; ciò nonostante la differenza tra entrate e uscite della Pubblica Amministrazione è stata di 154 miliardi, ancor più che nel 2022 quando la differenza fu di 149 miliardi”.  Ma veniamo alle stime.

Secondo l’ufficio studi di Mazziero, il debito pubblico di gennaio dovrebbe attestarsi a 2.856 miliardi, stabile o in lieve diminuzione rispetto a dicembre (2.863 miliardi). Un valore che, in base alle stime, dovrrebbe salire a giugno quando ci si attende un livello compreso tra 2.879 e 2.889 miliardi. Per quanto riguarda il PIL, nel 2024 le stime sono per i trimestri del 2024 dal 1° al 4° rispettivamente +0,1%, +0,2%, +0,3% e -0,1% (parte superiore della tabella). “Il computo per l’intero anno 2024 ci porta a una stima del PIL pari al +0,6%, era +0,5% precedentemente”.

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