Dal 1° gennaio 2024ha preso il via la ZES unica sud con la revisione totale del sistema e con il superamento delle mappe, degli elenchi e delle relative particelle comunali: per l’intero o quasi sud Italia un’unica grande ZES.

La legge di bilancio 2024 ha di fatto confermato la copertura finanziaria per l’anno 2024 del nuovo credito d’imposta in 1,8 miliardi di euro, destinati alle aziende che acquistano beni strumentali per implementare o insediare strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle Regioni della ZES unica.

La principale novità non è rappresentata solo dall’allargamento, ma bensì dal sistema di governance della ZES, con un’unica cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, alla quale saranno attribuite le principali funzioni di indirizzo. Sulla “ristrutturazione” delle ZES il Ministro per gli affari Europei Raffaele Fitto ha incassato l’importante benestare dei vertici europei che hanno accolto positivamente la riforma.

Diverso il sentiment interno, i dubbi di buona parte degli addetti ai lavori e delle opposizioni si sono concentrati proprio sull’accentramento della governance che andrebbe a “ledere” il principio di sussidiarietà, oltre che sulle tempistiche. I decreti attuativi, che andranno a definire le modalità di accesso al beneficio, i criteri di applicazione e di fruizione, oltre ai relativi controlli, infatti tardano ad arrivare, facendo slittare di conseguenza il trasferimento delle funzioni degli ormai ex Commissari a decorrere dal primo marzo 2024. Sicuramente verrà meno la specialità, con un cambio di paradigma rispetto ai motivi politici ed economici legati all’introduzione delle ZES, studiate per elevare determinati territori ritenuti depressi economicamente e in prossimità di un’area portuale inserita nelle reti di trasporto trans-europeo.

In pratica invece il nuovo bonus subentra al Credito di Imposta per il Mezzogiorno (Bonus Sud), con il rischio di snaturarne l’obiettivo principale, ovvero quello attrattivo degli investimenti, riducendo il tutto al mero vantaggio fiscale.

Lo stesso vantaggio che con la “perimetrazione” delle attuali ZES ha creato in alcune zone delle bolle speculative, soprattutto a seguito dell’introduzione della possibilità di finanziare anche l’acquisizione di terreni oltre che immobili strumentali all’attività d’impresa. Sarà inoltre potenziato lo “sportello unico” per l’iter autorizzativo, grazie all’introduzione dello sportello unico digitale denominato S.U.D ZES., tale portale, oltre a fornire tutte le informazioni sui benefici riconosciuti alle imprese coinvolte, fungerà da raccoglitore per le istruttorie tecnico-amministrative, finalizzate al rilascio di tutte le autorizzazioni, concessioni e licenze. Il percorso di sburocratizzazione, avviato dall’allora governo Draghi, che rese formalmente operative le ZES, dovrebbe realizzarsi grazie allo sviluppo della nuova piattaforma, che ha l’obiettivo di racchiudere in pochi clic tutte le richieste amministrative in capo agli imprenditori che vogliono investire nel mezzogiorno.  I numeri sono in chiaro scuro, incoraggianti per la Campania: in questo caso la ZES ha autorizzato oltre 1 miliardo di euro di investimenti, mentre per le altre zone i risultati sono sottodimensionati. Ad esempio la ZES Calabria ha rilasciato autorizzazione per circa 40 milioni di euro, risultato simile per la ZES Ionica, che comprende territori della Basilicata e della Puglia, mentre la ZES Sardegna, con i dati a giugno, si attestava attorno ai 340 milioni di euro di possibili investimenti. Le divergenze di risultati sono da attribuire ovviamente alla diversità del tessuto economico, oltre alla capacità di attrarre investimenti e all’occasione riconvertire intere zone industriali per salvaguardare l’occupazione, così come realizzato dal Commissario campano con gli ormai ex stabilimenti Whirlpool.

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