Gli aiuti “de minimis” sono aiuti di Stato di piccola entità, tale da non incidere sugli scambi tra gli Stati membri e da non falsare o minacciare di falsare la concorrenza.Lo scopo dei regolamenti de minimis è quello di permettere agli Stati di sostenere alcuni settori di attività o imprese tramite la concessione di aiuti di modesta entità senza dover attendere un’autorizzazione da parte della Commissione e quindi semplificando e velocizzando le procedure. Gli aiuti “de minimis” sono quindi un’eccezione alla regola generale del  Trattato di funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che esclude per gli stati membri la possibilità di concedere aiuti alle imprese, salva la preventiva autorizzazione della Commissione europea. Gli aiuti “de minimis” sono esenti dall’obbligo di preventiva notifica alla Commissione europea solo se rispettano le condizioni prescritte dai predetti regolamenti. Per tener conto dell’inflazione registrata negli ultimi anni e degli sviluppi che si prevedono per il prossimo seiennio, è stato incrementato il massimale per gli aiuti «de minimis» per singola impresa, per Stato membro. Per gli aiuti de minimis generali tale massimale è stato aumentato da € 200.000 a € 300.000 nell’arco di tre anni. Per gli aiuti «de minimis» concessi ai SIEG l’importo complessivo è stato portato a € 750.000 dai precedenti € 500.000, sempre nell’arco di un triennio. Ciascuna impresa non può ricevere più di € 300.000 (750.000 se SIEG) in tre anni. Questo periodo triennale è valutato su base mobile, per cui ad ogni nuova concessione di aiuti «de minimis», si deve tener conto dell’importo complessivo degli aiuti «de minimis» concessi nei tre anni precedenti. Si pone il problema di come calcolare questi tre anni, se ad anni o a mesi.

Ipotizziamo la concessione di un aiuto a maggio 2023. Il triennio si può calcolare in due modi diversi. Si si calcola ad anni, si dovrebbe sommare ogni aiuto ricevuto negli anni 2020-2022. Si considera cioè l’anno solare.

Se invece si calcolasse l’anno come un periodo di 12 mesi consecutivi, allora si dovrebbe tener conto degli aiuti concessi da maggio 2020 a maggio 2023. Nel primo caso si includono nel calcolo gli aiuti più remoti, nel secondo gli aiuti più recenti (quelli del 2023, da gennaio a maggio).

Nella precedente disciplina (

regolamento 2013/1407, regolamento 360/2012) era previsto che il massimale degli aiuti «de minimis» non potesse eccedere i € 200.000 nell’arco di tre anni fiscali.

Il riferimento all’anno fiscale, venuto meno nella nuova disciplina, rinviava implicitamente alla nozione di anno fiscale corrente nella legislazione di ciascuno Stato membro. Sicché per le imprese, in Italia, l’anno fiscale poteva corrispondere, ai sensi del Tuir (artt. 7 e 76), all’anno solare o all’esercizio cioè al periodo di gestione determinato dalla legge o dall’atto costitutivo, comunque non superiore a 12 mesi.

E tuttavia nella nuova disciplina questo riferimento non c’è più; e d’altra parte non c’è neanche un richiamo all’anno solare. Il nuovo regolamento si limita a indicare un arco di tre anni, senza alcuna determinazione. E allora come calcolare questi tre anni?

La risposta al quesito deve essere trovata all’interno del diritto UE e deve partire dal regolamento n. 1182/71, tuttora in vigore, che stabilisce le norme applicabili ai periodi di tempo, alle date e ai termini contenuti negli atti del Consiglio o della Commissione, adottati sulla base del TFUE. L’articolo 3 del regolamento n. 1182/71 recita che “Se un periodo di tempo espresso (…) in anni deve essere calcolato a partire dal momento in cui si verifica un evento o si compie un atto, il giorno nel corso del quale si verifica tale evento o si compie tale atto non è computato nel periodo”. Come in Italia non si computa il dies a quo, ma il dies ad quem.

Prosegue la disposizione statuendo che “(…) c) un periodo di tempo espresso (…) in anni comincia a decorrere all’inizio della prima ora del primo giorno del periodo e termina con lo spirare dell’ultima ora del giorno che, …. nell’ultimo anno, porta la stessa denominazione o lo stesso numero del giorno iniziale. Se in un periodo di tempo espresso (…) in anni il giorno determinante per la scadenza manca nell’ultimo mese, il periodo di tempo termina con lo spirare dell’ultimo giorno di detto mese (…).

FONTE: www.altalex.it

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