Tutto concentrato in un solo giorno, Palazzo Chigi ha messo insieme i potenziali attori tricolore dell’Intelligenza artificiale. Obiettivo arrivare al G7  pronti con della carne già tagliata da mettere sulla brace della competizione digitale. A Borgo Egnazia Giorgia Meloni sarà infatti chiamata a fare il padrone di casa, a mediare tra le parti in causa su temi complessi come gli aiuti all’Ucraina, la partecipazione alle spese della Nato, il ruolo dell’Europa in Africa. Sicuramente dovrà concedere qualcosa e chiedere in cambio dell’altro. Un punto fermo sarà il piano Mattei e l’altro toccherà la trasformazione digitale, cioè la corsa all’Ia.

Tutti sanno che per dimensioni e disponibilità finanziarie l’Italia parte svantaggiata. La Cina investe 30 miliardi l’anno sugli algoritmi che guidano l’applicazione dei dati e lo sviluppo degli automatismi digitali. Gli Usa una settantina, l’Europa dieci miliardi. L’talia fino a ieri praticamente zero. Adesso, nel dare avere del baratto diplomatico Roma sta chiedendo il proprio posto al sole. Così durante l’evento (Intelligenza artificiale per l’Italia)  organizzato dal sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti, sono stati fissati due paletti.Primo l’annuncio di un disegno di legge, che come dice il termine, sarà condiviso con il Parlamento, al fine di coordinare le università, le aziende, le startup e i fondi pubblici e privati. Il secondo annuncio riguarda Cdp Venture capital il cui compito sarà, nell’ambito del piano industriale, investire un miliardo di euro per stimolare l’Ia. Poco? Certo rispetto alla Cina e gli Usa, Non così poco se si considera l’ambito europeo. “Esiste una via italiana”, ha detto introducendo l’evento Giorgia Meloni, spiegando che “si tratta di una tecnologia che può sprigionare il suo potenziale positivo solo se il suo sviluppo si muoverà in un perimetro di regole etiche che metta al centro  la persona e i suoi bisogni”. Mentre Butti ha tenuto a precisare che nascerà anche una agenzia competente e non indipendente con il compito di mettere a terra le strategie politiche che a loro volta nascono dalla condivisione del lavoro avviato lo scorso novembre dal comitato di esperti. In altre parole, il disegno di legge con gli annessi e connessi punta a muoversi in parallelo rispetto all’Ue. Il regolamento di Bruxelles non si occupa infatti di sicurezza e Difesa che senza adeguata tutela reterebbero in balia delle grandi differenze o gap che oggi esistono tra i Paesi europei. Basti pensare al numero di start up innovative. Da noi molto poche. E qui per chiudere il cerchio dovrebbe arrivare il miliardo di euro di Cdp in aggiunta agli 800 milioni già stanziati  tramite Acn, l’agenzia della cyber sicurezza. Che significherà in termini pratici sarà più facile comprenderlo dopo la presentazione del piano di Cdp Venture capital. Ieri l’ad Agostino Scornajenchi ha precisato che l’obiettivo “è lavorare su tre direttrici. Il trasferimento tecnologico per valorizzare ricerca  e università. Gli investimenti cosiddetti early stage per sostenere aziende già solide ma che devono crescere. Infine, finanziamento a campioni nazionali che si occupino di sicurezza”. In mezzo c’è tanto da fare per dare più luce ai punti già chiari e per illuminare le ombre dell’intelligenza artificiale. Alcuni esempi. Durante il suo intervento, l’ad di Acea Fabrizio Palermo, ha spiegato quanto sia utile l’Ia nella gestione delle infrastrutture critiche. Serve per la manutenzione predittiva, serve a gestire i flussi e i bisogni. L’acqua infatti non si può stoccare e quindi conoscere in anticipo quanti litri ne richiederà la città di Roma è utile per non sprecarla e abbattere i costi. Ha anche fatto presente che ogni 20 interrogazioni che facciamo sulla piattaforma di Chtagpt si consuma un litro di acqua. E non stiamo a conteggiare il consumo elettrico. Il punto insomma è quello di evitare che il cerchio diventi vizioso e l’economia, intesa come gestione dei consumi, diventi vittima dell’Ia. Discorso simile si può applicare al mondo del lavoro. L’ad di Ferrovie, Luigi Ferraris, ha sintetizzato l’elemento chiave della transizione digitale. Una azienda complessa come Fs con l’Ia monitora le infrastrtture,  sviluppa i  digital twin che servono ad abbattere costi e latenza, ma la velocità con cui  si recepiscono i software dell’Ia non può essere superiore a quella con cui i dipendenti assimilano i nuovi automatismi.

Se l’Ia penetra le aziende in tempi troppo brevi, il rischio di espellere la fascia di dipendenti più anziani è elevatissima. È chiaro quanto sia  difficile normare tali equilibri. Sono molto diversi tra loro e l’unica costante che hanno è quella del cambiamento. Al tempo stesso siamo di fronte a una ruota che gira. Difficile  fermarla senza perdere Pil e soldi. Emblematico il caso del Poligrafico dello Stato raccontato sempre ieri dall’ad Francesco Soro. Il pubblico  conosce la Zecca per bolli, stampe, passaporti, ma la l’azienda ha avviato un cambio di pelle. Sta applicando l’uso giuridico dell’Ia alla stesura delle norme, al controllo delle stesse e in futuro potrà a ogni intervento normativo consentire al legislatore di calcolarne  gli effetti sull’economia e sulla società. Senza contare che le certificazioni cartacee  di garanzia per farmaci e altri valori bollati, così come i documenti d’identità, saranno sostituiti dalla filiera digitale. Se ci non facciamo avanti sarà qualche altro ente europeo a farlo. Tradotto perderemmo un pezzo di sovranità. 

Fonte: https://www.veritaeaffari.it/tech/italia-intelligenza-artificiale/

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