Kyiv, Kharkyv, Dnipro: questi i vertici dell’ideale poligono che descrive il settore aerospaziale dell’Ucrainacolpito – ma non affondato – da venticinque mesi di ostilità. Un comparto che, in due anni di guerra iper tecnologica, ha mostrato di essere irrinunciabile: dai satelliti è venuto un aiuto fondamentale per le truppe del presidente Volodymyr Zelensky. Le connessioni internet, certo; i sistemi di guida di missili e droni: ma anche le prove inconfutabili per smentire la propaganda del Cremlino. Come a Bucha, quando le immagini dei satelliti dell’americana Maxar Technologies – e i loro metadati – smentirono le accuse, rivolte a Kyiv, di aver inscenato il massacro dei propri stessi connazionali. 

In questo e altri casi i dispositivi in orbita hanno consentito ai giornalisti di documentare atrocità e crimini di guerra russi, confermando che nel ventunesimo secolo i manuali di arte bellica devono necessariamente comprendere un capitolo per il cosmo, e un altro per la guerra della propaganda su internet. Grazie alle immagini dall’alto “siamo stati in grado di respingere la narrazione mendace su Bucha – ha detto il vice maresciallo dell’aria Paul Godfrey, alla testa dello UK Space Command -. Non sottovalutate l’effetto deterrente che questo ha avuto sui russi”.

Triangolo industriale

Ogni città è specializzata in un pezzo della catena del valore. “Kyiv è rinomata per l’esperienza nell’elettronica e nelle tecnologie di rendezvous, Kharkiv è un hub per lo sviluppo di sistemi di controllo per lanciatori come Soyuz; Dnipro, invece, è il cuore industriale, particolarmente versato nell’assemblaggio e produzione di un’ampia gamma di lanciatori e veicoli spaziali”, dice a Wired l’ucraino Volodymyr Usov, ad e co-fondatore di Kurs Orbital, una startup del settore aerospace basata a Torino. Nei giorni scorsi Kurs ha raccolto 3,7 milioni di euro in un round di finanziamento guidato da Otb Ventures, a cui si sono aggiunti Credo Ventures, Galaxia, In-Q-Tel e Inovo. L’azienda realizza moduli standardizzati di rendezvous per consentire il trasporto, l’estensione della vita, l’assistenza in orbita e la rimozione dei detriti spaziali.

I più grandi nomi del settore aerospace nel mio Paese sono Yuzhnoye and Yuzhmash, specializzati rispettivamente nella progettazione e costruzione di veicoli di lancio”, riprende il manager, già direttore dell’Agenzia spaziale ucraina, e quindi buon conoscitore dell’ecosistema nazionale. Quale l’impatto della guerra sull’industria di settore? “Il conflitto in corso ha innegabilmente influenzato l’attività del comparto – replica l’imprenditore – e il clima di incertezza presente complica la formulazione di strategie di lungo periodo” prosegue. “Nello specifico, è il settore civile a vedersela peggio, dal momento che la maggior parte delle risorse produttive sono state spostate verso le attività militari. Inoltre, in questi due anni l’Ucraina ha perso importanti contratti internazionali, come per esempio quelli per la produzione dei primi stadi dei razzi Antares e di quelli superiori dei razzi Vega. Spero che arrivino nuove opportunità per rimpiazzarli”. Circa sedicimila persone, secondo le stime che circolano, sarebbero impiegate nelle industrie aerospaziali del Paese: buona parte non ha mai smesso di lavorare grazie allo smart working, già sperimentato ai tempi della pandemia.

Dipendenza dai lanci (come dal gas)

Nell’epoca di deglobalizzazione, reshoring e friendshoring dovuti alle crisi ricorrenti, quello che è certo è che, all’inizio della guerra, l’Europa si è trovata in grave difficoltà per l’improvvisa mancanza dei servizi di lancio dei razzi Soyuz dovuta alle sanzioni nei confronti di Mosca. Lungo l’elenco dei clienti che contavano sui vettori russi per mandare in orbita i propri dispositivi, tra cui due coppie di satelliti della costellazione europea Galileo, ma anche materiale giapponese.

Una dipendenza che non pareva tale fino a quando il bubbone non è scoppiato nel febbraio del 2022, e che, vista con gli occhi di oggi, ricorda quella dal gas. Sono già diverse le voci che chiedono di non sostituire un fornitore straniero con un altro. Nemmeno se si chiama Space X e batte bandiera statunitense. Insomma, nei prossimi anni l’Europa potrebbe essere chiamata a costruirsi una propria capacità di lancio. E l’Italia può giocare un ruolo. A Torino c’è una scena aerospaziale vivace e attiva dagli anni Sessanta. Ed è qui che è basata Kurs, che ha altre due sedi, una a Catania, l’altra a Kyiv. “Torino per noi è stata una scelta ovvia in Europa – dice Usov -. Ha un passato nella costruzione di gran parte degli habitat per l’esplorazione spaziale, produce i cargo per la Stazione spaziale internazionale e ha una scena vibrante composta da grandi aziende ma anche realtà giovani. E non siamo gli unici a pensarla così: altre compagnie straniere stanno insediandoci i propri uffici. Inoltre è ben collegata con le altre città italiane ed europee”. E non ha ancora i prezzi di Milano.

FONTE: https://www.wired.it/article/ucraina-aerospazio-satelliti-kurs/

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