Ho incontrato Daniel Kahneman due volte nella mia vita. Personaggio semplice, schivo, mai sopra le righe, sempre fedele a quei principi della finanza comportamentale che lui stesso ha postulato.

Ieri ha lasciato questa Terra. Ripubblico, per ricordarlo, un’intervista che avevo fatto con lui per IlSole24ore del maggio 2016, in cui lo psicologo israeliano rilascia dichiarazioni che dovrebbero ispirare risparmiatori, investitori, ma soprattutto gli addetti ai lavori del risparmio e degli investimenti.

Daniel Kahneman ha segnato un tempo. I suoi studi non hanno ancora trovato gli interpreti migliori in assoluto. Ma qualcosa sta cambiando, qualcuno sta finalmente comprendendo, che risparmiare ed investire hanno poco a che fare con i mercati finanziari.

Da IlSole24ore del 30 maggio 2016

Da quando ho vinto il Premio Nobel per l’economia, nel 2002 il mondo è profondamente cambiato, soprattutto dal punto di vista finanziario. Eppure neanche la crisi profonda che abbiamo vissuto a partire dal 2008 e che sta ancora facendo sentire i suoi effetti, ha aperto gli occhi agli investitori che continuano a comportarsi commettendo gli errori macroscopici di sempre: sotto questo punto di vista le lezioni del passato non sono servite a nulla, purtroppo”.

Daniel Kahneman è uno psicologo israeliano. Nel 2002 ha vinto il Nobel per l’economia con questa motivazione: “per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza”.

Di fatto la sua ricerca ha fondato una nuova scienza, quella della finanza comportamentale.

Uno psicologo che vince un premio Nobel per l’economia. Sembra una contraddizione, ma non lo è. Anzi proprio gli ultimi anni ci hanno insegnato come la paura, l’emozione i comportamenti scorretti rischiano di influire sui risultati degli investimenti più di quanto facciano la qualità dei prodotti scelti.

Kahneman ha ripuntualizzato, semmai ve ne fosse bisogno, quanto sia determinante comprendere le dinamiche che portano i risparmiatori, gli investitori come li definisce lui, a commettere sempre gli stessi errori di fondo e di come oggi siano diventati indispensabili i consulenti, gli unici in grado, se ben preparati, di governare le emozioni degli investitori.

Un mio studente – racconta Kahaneman – ha fatto una ricerca che ha studiato migliaia di investitori, analizzando gli acquisti e le vendite di titoli che questi hanno fatto. Ebbene, a distanza di un anno dalle giornate di acquisto o vendita, in media i titoli che sono stati venduti hanno avuto rendimenti migliori di quelli che sono stati acquistati, e non di poco. Questo perché? Perché si fa fatica a vendere le posizioni in perdita, ci provoca dolore perdere, ma mantenendo tali posizioni si rischia di continuare ad ampliare il passivo. Mentre risulta più semplice vendere le posizioni migliori, quelle che ci creano fonte di piacere, ma dalle quali avremmo potuto guadagnare di più”.

Secondo Kahneman sono le emozioni che guidano nelle scelte d’investimento e non la visione e la razionalità.

Più che tecnici del risparmio – spiega Kahneman- gli advisor dovrebbero essere degli psicologi, dovrebbero essere in grado di comprendere che tipo di cliente hanno di fronte e strutturare dei piani finanziari adeguati ai profili psicologici di ciascun cliente. I portafogli ideali sono diversi, diversi a seconda delle persone che li sottoscrivono. Perché sono i cambi di rotta repentini a determinare gli errori d’investimento più gravi ed i cambiamenti sono dettati dall’incapacità o dalla capacità di sostenere rischio e volatilità. Un buon portafoglio dovrà essere a prova di rimpianti”.

Per Kahneman, inoltre sarà fondamentale la comunicazione preventiva.

Bisogna che le persone siano informate prima. Dovranno conoscere in anticipo a quali oscillazioni potrebbero andare incontro. Dovranno essere preparate e consapevoli. La preparazione alla volatilità agisce come un vaccino e le persone vaccinate non si ammalano, non cedono al rimpianto ed alla voglia di cambiare le scelte d’investimento rischiando sempre di comprare a prezzi troppo alti e di vendere quando i mercati scendono. Ma il vaccino non deve prevedere un eccesso d’informazione. Un portafoglio azionario sarebbe giusto controllarlo una volta l’anno, non ogni tre mesi. La storia ci insegna che i risparmiatori che hanno dimenticato i loro investimenti, sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori”.

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