A cura di Alessio Iacono Head of Corporate & Investment Banking Accelera Hub – IGI Investimenti Group
Il Fondo di Garanzia per le PMI è da oltre vent’anni il principale strumento pubblico a sostegno dell’accesso al credito delle piccole e medie imprese italiane. Dopo la lunga stagione delle coperture “uniformi” introdotte durante l’emergenza pandemica e via via prorogate fino a tutto il 2026, dal 1° gennaio 2027 è atteso un cambio di paradigma: il ritorno a coperture graduate in funzione del profilo di rischio dell’impresa. Ne parliamo con Alessio Iacono, Head of Corporate & Investment Banking di Accelera Hub – IGI Investimenti Group.
Partiamo dalle basi. Che cos’è, in concreto, il Fondo di Garanzia per le PMI?
È uno strumento pubblico gestito da Mediocredito Centrale per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il punto da chiarire subito, perché è il fraintendimento più diffuso, è che il Fondo non eroga denaro: non presta soldi all’impresa. Ciò che fa è rilasciare alla banca una garanzia dello Stato su una quota del finanziamento, riducendone il rischio. In questo modo la banca concede credito con maggiore facilità e a condizioni migliori, e l’imprenditore può fare a meno delle costose garanzie reali o personali che gli verrebbero altrimenti richieste. È, in sostanza, un moltiplicatore di credito: con una dotazione pubblica limitata si sostengono decine di miliardi di finanziamenti ogni anno.
Qual è l’assetto oggi in vigore, prima delle novità del 2027?
Il regime attuale nasce dal cosiddetto “DL Anticipi” (D.L. 145/2023) ed è stato prorogato prima dalla Legge di Bilancio 2025 e poi, per tutto il 2026, dal decreto proroghe. La caratteristica di questa fase è la copertura sostanzialmente uniforme: per le operazioni di liquidità la garanzia arriva fino al 50%, mentre per gli investimenti, le start-up, il microcredito e le operazioni di importo ridotto fino a 100.000 euro si sale fino all’80%. Restano fermi il massimale di 5 milioni di euro per singola impresa, la gratuità della garanzia per le microimprese e l’esclusione, salvo eccezioni, delle imprese classificate nella fascia 5 del modello di valutazione.
Veniamo al cuore della questione. Che cosa cambia dal 1° gennaio 2027?
Cambia la filosofia. Si supera l’impianto uniforme e si torna a un sistema di coperture graduate, differenziate cioè in base alla fascia di rischio dell’impresa: un modello assimilabile a quello in vigore prima dell’emergenza Covid. Lo schema di riforma è stato presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy alle organizzazioni imprenditoriali ed era stato anticipato dal Ministro dell’Economia Giorgetti all’Assemblea ABI 2026. La logica è quella di rendere il Fondo più selettivo: concentrare la garanzia pubblica dove serve davvero, cioè sulle aziende meritevoli che però faticano ad accedere al credito, e ridurre l’effetto “pioggia sul bagnato” che finiva per premiare soprattutto le imprese già solide.
Ci può dettagliare le nuove percentuali di copertura?
Per le operazioni di liquidità la garanzia diretta diventa progressiva: 40% per le imprese in fascia 1, 50% per la fascia 2, 60% per la fascia 3 e 70% per la fascia 4. Le operazioni di investimento restano coperte fino all’80% a prescindere dalla fascia, e la stessa soglia dell’80% continua ad applicarsi alle categorie considerate prioritarie: start-up, start-up innovative, PMI innovative, microcredito e finanziamenti fino a 100.000 euro. Per l’investimento in capitale di rischio la copertura prevista è del 50%. Sul fronte della riassicurazione tramite Confidi, per le operazioni di liquidità della fascia 4 il rapporto scende al 64%. Vediamolo in sintesi:
| Tipologia di operazione | Regime 2024–2026 | Schema dal 1° gennaio 2027 |
| Liquidità | Fino al 50% (uniforme) | 40% (f.1) · 50% (f.2) · 60% (f.3) · 70% (f.4) |
| Investimenti | Fino all’80% | Fino all’80% (tutte le fasce; f.5 solo ≤ 100.000 €) |
| Start-up, PMI innovative, microcredito, operazioni ≤ 100.000 € | Fino all’80% | Fino all’80% |
| Investimento in capitale di rischio | Fino al 50% | 50% |
| Riassicurazione (Confidi) – liquidità fascia 4 | — | Fino al 64% |
| Massimale per singola impresa | 5 milioni di euro | 5 milioni di euro (da confermare) |
Valori riferiti allo schema di riforma in via di definizione; le percentuali finali saranno fissate dal decreto attuativo e dalla Legge di Bilancio.
E le imprese classificate in fascia 5?
Restano sostanzialmente escluse dalla garanzia, con l’unica eccezione delle operazioni di investimento di importo ridotto, fino a 100.000 euro. È una scelta coerente con l’obiettivo della riforma: il Fondo non è pensato per sostenere posizioni in situazione di difficoltà conclamata, che tra l’altro sarebbero incompatibili con la disciplina europea sugli aiuti di Stato, ma per accompagnare imprese economicamente sane che, per dimensioni o per assenza di garanzie, avrebbero comunque un accesso al credito complicato.
C’è una novità che riguarda direttamente banche e intermediari, il cosiddetto premio aggiuntivo. Di che cosa si tratta?
È bene precisare subito che il premio non grava sulle imprese, ma sui soggetti finanziatori: banche, intermediari e operatori di leasing che utilizzano in modo intensivo la garanzia pubblica. La misura, attuata dalla Circolare MCC 2/2026 ed entrata in vigore il 20 febbraio 2026, prevede un’aliquota dello 0,5% sulle quote garantite comprese tra il 30% e il 60% dei finanziamenti erogati e dell’1,5% sulle quote oltre il 60%, con una riduzione del 50% quando almeno il 60% dei beneficiari appartiene alle fasce di rischio 3 e 4. La prima scadenza di versamento è fissata al 30 giugno 2027 per le garanzie concesse nel 2026. L’obiettivo è “responsabilizzare” gli operatori e tutelare la sostenibilità di uno strumento i cui volumi continuano a crescere.
In concreto, quale sarà l’impatto sulle imprese che chiedono credito?
L’effetto più immediato è che tornerà a contare il proprio profilo di rating. Le imprese più solide, in fascia 1, avranno sulla liquidità una copertura più bassa rispetto a oggi — 40% contro il 50% attuale — e dovranno quindi curare con più attenzione la negoziazione delle condizioni con la banca. Le imprese meritevoli ma più fragili, in fascia 3 o 4, beneficeranno invece di coperture più elevate. Un altro messaggio chiaro è che gli investimenti restano privilegiati, all’80% per tutte le fasce: dove possibile conviene strutturare il fabbisogno come progetto di investimento piuttosto che come pura liquidità. In sintesi, servirà più pianificazione finanziaria e una lettura consapevole della propria posizione.
Che cosa consiglia agli imprenditori per arrivare preparati al 2027?
Tre cose molto pratiche. La prima: conoscere in anticipo la propria fascia. Il modello di rating di MCC è pubblico e si basa sugli ultimi due bilanci e sulla Centrale Rischi degli ultimi sei mesi; è possibile pre-valutare la propria posizione prima ancora di sedersi al tavolo con la banca. La seconda: curare per tempo la qualità del bilancio e l’andamentale, perché è lì che si gioca la fascia. La terza: non usare la garanzia del Fondo come strumento isolato, ma integrarla con le altre leve disponibili — la Nuova Sabatini, i crediti d’imposta, i bandi regionali. È qui che l’affiancamento di un advisor fa la differenza, perché consente di costruire l’operazione nel modo più efficiente e di combinare correttamente gli strumenti.
Un’ultima battuta: come si inserisce Accelera Hub in questo scenario?
Il nostro ruolo è esattamente quello di accompagnare le PMI in questa transizione: dall’analisi preventiva del rating all’ottimizzazione della struttura finanziaria, dalla scelta della forma tecnica più adatta al dialogo con il sistema bancario, fino all’integrazione degli strumenti agevolativi. Il 2027 non è una minaccia, ma un’opportunità per chi arriva preparato. Va ricordato, per correttezza, che le nuove regole sono ancora in via di definizione: lo schema è avanzato e ampiamente condiviso, ma i valori definitivi saranno fissati dal decreto attuativo e dalla prossima Legge di Bilancio. Il consiglio, perciò, è di monitorare gli sviluppi e non farsi trovare impreparati al cambio di regime.

Alessio Iacono
Head of Corporate & Investment Banking Accelera Hub – IGI Investimenti Group

