a cura di Andrea Mezzetti, Co-investment manager di ACCELERAHUB / IGI GROUP
Leggendo e analizzando in profondità i dati sull’industria del Corporate & Investment Banking in Italia, emerge un fatto strutturale difficile da ignorare: i numeri ci raccontano una realtà molto più affascinante di quanto l’immaginario collettivo suggerisca, in cui le assolute protagoniste del cambiamento sono le Piccole e Medie Imprese. Per decenni, l’idea stessa di “Investment Banking” nel nostro Paese era percepita come una disciplina d’élite, confinata ai salotti della grande finanza milanese o romana, ed esclusivamente riservata a privatizzazioni di Stato o alle necessità dei grandi colossi industriali. Oggi quella realtà è profondamente cambiata, e i dati lo dimostrano.
Il cambiamento di paradigma si evince innanzitutto da quello che è il vero motore dell’Investment Banking italiano: il mercato del Mergers & Acquisitions (M&A). Troppo spesso l’opinione pubblica associa le banche d’affari solo ai grandi crolli o alle IPO di Wall Street. In realtà, il “pane quotidiano” del CIB in Italia è la consulenza strategica alle PMI. I dati parlano chiaro: l’80% delle oltre 1.200 transazioni annuali nel nostro Paese riguarda il cosiddetto Mid-Market. Le nostre banche d’affari e boutique finanziarie lavorano instancabilmente a fianco degli imprenditori per operazioni di “build-up”, aggregando piccole imprese eccellenti in poli industriali più ampi per renderle competitive all’estero, o per gestire il delicatissimo passaggio generazionale aprendo il capitale ai fondi di Private Equity, un comparto che in Italia immette ormai oltre 8 miliardi di euro all’anno.
Ma non è solo l’M&A a trainare la trasformazione. L’evoluzione è altrettanto dirompente sul fronte del debito e dell’equity. Dal punto di vista azionario, l’Euronext Growth Milan (EGM) si è affermato come il canale privilegiato per l’accesso ai capitali: con oltre 210 PMI quotate e una capitalizzazione aggregata che ha infranto la soglia dei 10 miliardi di euro, rappresenta oggi un ecosistema maturo che premia le PMI innovative e ambiziose. Sul fronte del debito, l’innovazione ha un nome preciso: Minibond. Aver superato i 9 miliardi di euro di emissioni cumulate (dato Osservatorio Minibond, Politecnico di Milano, 2024) significa aver permesso a centinaia di PMI di svincolarsi dalla tradizionale e rischiosa dipendenza dal credito bancario a breve termine. Le divisioni di Debt Capital Market (DCM) oggi strutturano per le medie imprese prestiti obbligazionari sofisticati, spesso impacchettati nei celebri “Basket Bond” regionali o di filiera, attraendo risorse da investitori istituzionali come Cassa Depositi e Prestiti (CDP).
Un elemento cruciale che sta accelerando questa dinamica, e che la nostra analisi ha evidenziato con forza, è l’alleanza strutturale tra l’Investment Banking tradizionale e il mondo FinTech B2B. È tramontata l’idea che le startup del credito dovessero “distruggere” le banche. Piattaforme come AideXa, Azimut Direct o gli ecosistemi di equity crowdfunding fungono oggi da abilitatori irrinunciabili (enabler). Attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, del lending algoritmico e dell’open banking, queste realtà riescono a valutare e servire capillarmente quel tessuto sterminato di micro e piccole imprese che, per ovvi limiti di compliance e di costi procedurali, i grandi istituti internazionali faticerebbero a raggiungere direttamente. Le grandi banche mettono i capitali e la solidità patrimoniale, il FinTech mette l’agilità tecnologica per la disintermediazione.
Tuttavia, l’esistenza di un’infrastruttura finanziaria matura non è garanzia di successo automatico. Qui entra in gioco la sfida più grande, che è di natura puramente culturale. I capitali, tra Private Equity, fondi di Private Debt e mercati azionari, ci sono e sono abbondanti, ma gli investitori istituzionali hanno regole d’ingaggio inflessibili. Non basta più all’imprenditore raccontare la pur bellissima storia del prodotto italiano o del brevetto di famiglia. Il mercato dei capitali esige managerializzazione: bilanci sottoposti a revisione, controllo di gestione rigoroso (CFO preparati), una governance aziendale trasparente e, sempre di più, una rigorosa adesione ai parametri ESG (Environmental, Social, Governance).
In conclusione, il messaggio che deve arrivare forte e chiaro al nostro tessuto imprenditoriale è che il Corporate & Investment Banking è definitivamente sceso in campo a sostegno dell’economia reale: stiamo assistendo, dati alla mano, a una reale democratizzazione del mercato dei capitali italiano. Le porte dell’advisory di alto livello, dei capitali di crescita e dell’internazionalizzazione sono aperte come non mai per le PMI italiane. Ma per varcare questa soglia e attrarre le risorse necessarie per competere a livello globale, è imperativo che le aziende accettino la sfida della strutturazione interna. Il capitale premia chi è pronto ad accoglierlo.


Andrea Mezzetti, Co-Investment Manager ACCELERA HUB / IGI GROUP
