Il mercato italiano dell’equity crowdfunding si conferma uno dei più dinamici d’Europa, pur attraversando una fase di consolidamento. Con oltre 1,57 miliardi di euro raccolti cumulativamente dal 2012 e 42 piattaforme autorizzate ai sensi del nuovo Regolamento Europeo ECSP, l’Italia si posiziona al secondo posto in Europa per numero di portali attivi, seconda solo alla Francia.
Ma cosa significa tutto questo per le PMI italiane?
Quando una piccola o media impresa decide di aprire una campagna di equity crowdfunding, non sta semplicemente cercando liquidità alternativa al credito bancario. Sta costruendo una community di soci-sostenitori, validando il proprio modello di business sul mercato reale e aumentando la propria visibilità istituzionale. Le piattaforme leader come Mamacrowd, CrowdFundMe e BacktoWork24, quest’ultima parte del gruppo Intesa Sanpaolo, offrono oggi un ecosistema di servizi integrati che accompagna l’imprenditore dalla fase di pre-campagna fino all’accesso a round di finanziamento successivi.
Secondo l’ultimo Report dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano e i dati dell’European Community Capital Landscape 2025, presentato a Milano a febbraio 2026, l’Italia ha raccolto 39,4 milioni di euro tramite campagne pubbliche di equity, mantenendo la seconda posizione europea. Il ticket mediano degli investitori è cresciuto a 3.602 euro rispetto all’anno precedente, segnale di una base sempre più professionalizzata che include business angel, family office e investitori istituzionali accanto alla componente retail. I settori più attrattivi rimangono il real estate, il tech, il greentech e la salute digitale.
L’equity crowdfunding offre alle PMI italiane un ecosistema di servizi strutturati di accesso ai capitali. Dal Round A, primo ingresso di soci esterni per finanziare espansione e internazionalizzazione, al Round B con l’ingresso di investitori istituzionali, fino alla eventuale preparazione alla quotazione in borsa su mercati come Euronext Growth Milan. Le piattaforme autorizzate accompagnano l’imprenditore in ogni fase: dalla due diligence iniziale e la strutturazione dell’offerta, fino alla gestione dei soci e all’accesso a round successivi. Strumenti come il co-investimento istituzionale, i mercati secondari per la negoziazione delle quote e l’emissione di minibond ampliano ulteriormente le opportunità per le imprese che vogliono crescere in modo strutturato. A rendere il settore ancora più dinamico contribuisce la nascita di nuove piattaforme fintech specializzate come Italia Capitalis, Ecomill ed Ener2Crowd, che stanno innovando i modelli di accesso al capitale per le PMI italiane, con approcci sempre più verticali e settoriali.
Le prospettive per i prossimi anni sono positive: il consolidamento delle piattaforme, lo sviluppo di mercati secondari per la negoziazione delle quote e l’apertura transfrontaliera garantita dal Regolamento ECSP aprono scenari inediti per le PMI italiane. In questo contesto, figure specializzate nel co-investimento affiancano sempre più le imprese nella navigazione di questi strumenti. L’equity crowdfunding non è più uno strumento di nicchia. È una leva strutturale per la crescita delle PMI italiane, e il momento di utilizzarla è adesso.


Francesco Rizzitelli, Co-investment Manager di ACCELERAHUB / IGI GROUP
