Pronipote diretto del poeta Vate, l’autore è imprenditore nell’industria dell’innovazione digitale ed esperto di Intelligenza Artificiale applicata, con 20 brevetti nel campo dell’automatismo. Nel libro l’affermazione di un nuovo “Umanesimo digitale” a difesa dei diritti della persona e la sostenibilità etica, economica, giuridica e operativa dell’IA.

Molti di noi utilizzano quotidianamente l’Intelligenza Artificiale per svago, studio e lavoro. L’IA è ormai parte integrante delle procedure informatiche di aziende private e istituzioni pubbliche: raccoglie, recepisce ed elabora con crescente efficienza dati fiscali, economici, giuridici, burocratici e sanitari. In questo scenario si impone una domanda centrale e non più eludibile: come proteggere non solo la nostra privacy, ma l’integrità stessa della nostra identità personale?

Ogni individuo è titolare di diritti fondamentali in quanto persona e in quanto corpo in cui si esprime la propria individualità. È il principio dell’Habeas Corpus, che sancisce l’inviolabilità della libertà personale e dell’integrità fisica e psicologica, se non per gravissimi e dimostrati motivi. Oggi, tuttavia, l’estensione dell’individualità umana supera i confini del corpo biologico. Accanto a esso prende forma un vero e proprio “Corpo Esteso” digitale, costituito dall’insieme dei dati che ci rappresentano e dalle nostre continue interazioni con gli ecosistemi tecnologici e le Intelligenze Artificiali. La tutela dei diritti di questo Corpo Esteso richiede nuovi strumenti giuridici, nuove categorie concettuali e una consapevolezza condivisa. È su questo terreno che si colloca Habeas Corpus, il nuovo libro di Federico D’Annunzio, in uscita per Edizioni San Paolo. Non solo un saggio, ma un manifesto giuridico e filosofico per affrontare l’Era dell’IA. L’autore propone un’estensione radicale del principio classico attraverso l’Habeas Corpus + (HC+), che riconosce l’integrità digitale come parte essenziale della persona e considera i dati come un “corpo sacro”, inviolabile e in continua evoluzione.

Accanto all’HC+, D’Annunzio introduce l’Alias Corpus, una sorta di patente di responsabilità che attribuisce alle Intelligenze Artificiali doveri chiari, verificabili e sanzionabili. Al centro della visione emerge l’idea di un “Commonwealth Senziente”: un sistema di leggi universali sull’IA responsabile, garantite da un Ente di Garanzia Originario (EGO), fondato su principi di trasparenza assoluta — dalle fonti ai modelli tecnologici — e su un controllo effettivo del potere algoritmico.

Il punto più netto e controverso è forse quello del “Muro Invalicabile”: una proposta normativa che vieta qualsiasi forma di ibridazione biologica tra uomo e macchina e qualsiasi interferenza dell’IA nella vita organica, a tutela dell’integrità fisica e simbolica della specie umana. In parallelo, attraverso il concetto di “Mosaico Digitale”, il libro avanza anche una soluzione tecnica concreta alla crisi delle fake news, immaginando un’infrastruttura di verità verificabile.

La domanda di fondo resta aperta e urgente: siamo davvero proprietari della nostra identità digitale o semplici inquilini delle piattaforme che la ospitanoHabeas Corpus invita a governare, e non a subire, l’ingresso nel Neurocene: l’epoca in cui la convivenza tra intelligenza umana e artificiale dovrà essere regolata da nuove regole comuni, capaci di salvaguardare libertà, dignità e responsabilità.

HABEAS CORPUS
Edizioni San Paolo 2026, pp. 282, euro 20,00

La nuova centralità del Corpo, e della vita, per costruire il futuro e realizzare pienamente la dignità e la bellezza dell’uomo nell’era della IA.

Federico D’Annunzio è un imprenditore nell’industria dell’innovazione digitale. Terminati gli studi classici e di giurisprudenza, all’età di 25 anni ha fondato la sua prima azienda nel settore delle macchine industriali. Oggi si occupa di Intelligenza Artificiale applicata e di ottimizzazione dei processi. È titolare di 20 brevetti mondiali nel campo della ricerca di nuovi automatismi produttivi. Nel 2020 ha vinto lo Stanton Avery Global Award per l’innovazione. Guida una start-up che sviluppa tecnologie avanzate di IA e blockchain tutelate da brevetti internazionali. È impegnato per l’affermazione di un nuovo “Umanesimo digitale” a difesa dei diritti della persona e la sostenibilità etica, economica, giuridica e operativa dell’IA.
Infine, è il pronipote diretto del poeta Gabriele D’Annunzio: a distanza di un secolo, due anime alle prese con sfide culturali diverse, eppure, complementari: leggere il proprio tempo con le sue sfide e i suoi nuovi linguaggi.

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