L’analisi del settore Agritech oggi richiede una definizione operativa rigorosa: parliamo dell’integrazione di soluzioni digitali — hardware, software e servizi — applicate alla produzione primaria. Il perimetro adottato nel nostro Osservatorio si focalizza su precision farming, IoT, robotica e sistemi AI, escludendo comparti come le biotecnologie pure o il fintech agricolo per concentrarsi sul vero cuore tecnologico della produzione in campo e in serra.
Su scala globale, il mercato (TAM) si presenta estremamente dinamico, con una stima centrale di circa 25 miliardi di dollari per il 2025 e una crescita attesa (CAGR) del 12–14% fino al 2030. In questo scenario, l’Europa consolida la sua posizione come secondo mercato mondiale, rappresentando un SAM (Serviceable Addressable Market) di circa 6,5 miliardi di dollari. Ma è guardando all’Italia che i dati diventano dirimenti per un investitore: il nostro Paese è leader UE per valore aggiunto agricolo (42,4 Mld EUR) e il mercato interno dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto nel 2025 i 2,5 miliardi di euro, segnando un recupero del +9% rispetto alla contrazione dell’anno precedente.
L’aspetto più rilevante di questa crescita è la spinta verso la digitalizzazione dei processi: la componente software è il vero volano, con i sistemi DSS in aumento del +26% e i gestionali FMIS del +17%. Tuttavia, nonostante il 42% delle aziende agricole dichiari di aver adottato almeno una soluzione tecnologica, la superficie agricola (SAU) effettivamente digitalizzata è ancora limitata al 10%, evidenziando un potenziale di espansione inespresso di proporzioni enormi.
Il panorama industriale italiano riflette questa maturazione attraverso una solida rete di operatori. Tra i 20 principali player nazionali spicca il Diagram Group, oggi il primo polo Agritech nazionale (controllato all’83% da CDP Equity e Trilantic Europe) che include realtà storiche come Abaco e Netsens. Accanto ai giganti mondiali dei macchinari e della guida autonoma come CNH Industrial e SDF Group , troviamo specialisti del software come Image Line, forte di oltre 30 anni di esperienza e leader nella compliance con il suo “Quaderno di Campagna”. Altrettanto cruciali sono enti di ricerca e distribuzione come il CREA per la validazione scientifica e i Consorzi Agrari d’Italia (CAI), rete capillare per portare l’innovazione alle PMI.
In parallelo ai leader industriali, l’ecosistema delle startup e scale-up definisce le direttrici d’investimento e M&A. xFarm Technologies si conferma il benchmark assoluto del comparto digitale: con oltre 450.000 aziende gestite e un recente round Serie C da 36 milioni di euro, agisce da vero consolidatore del mercato. Sul fronte delle infrastrutture fisiche ad alta intensità di capitale, Planet Farms rappresenta l’eccellenza europea del vertical farming, scalando processi automatizzati anche su materie prime industriali come cotone e caffè. Completano la rosa delle eccellenze Agricolus, con la sua piattaforma cloud per il monitoraggio satellitare presente in 48 paesi; Evja, forte di 4 brevetti internazionali per l’intelligenza agri-climatica e supportata da CDP Venture Capital ; ed Elaisian, specializzata in DSS per colture mediterranee ad alto valore come vite e olivo.
In sintesi, l’investimento nell’Agritech italiano offre oggi opportunità straordinarie nelle piattaforme SaaS scalabili e nei sistemi ad alta tecnologia. La coesistenza di campioni nativi digitali, eccellenze della ricerca e solidi gruppi industriali tradizionali rende il nostro ecosistema un terreno ideale per operazioni di private equity orientate alla modernizzazione e alla sostenibilità del comparto agroalimentare.

Alessandro Losito
Co-Investment Manager ACCELERAHUB/IGI GROUP

