Dopo anni di gravi difficoltà economiche e sofferte decisioni societarie, crolla un autentico mito del Made in Italy. Il Tribunale di Verona ha dichiarato il fallimento della Paluani Spa, una delle aziende dolciarie più antiche e rinomate del nostro Paese, fondata ben 102 anni fa e di proprietà della famiglia Campedelli, proprietaria anche della società calcistica del Chievo Verona.

Il marchio “re” di panettoni, pandori, colombe pasquali e prodotti da forno aveva ormai accumulato debiti insostenibili per milioni e milioni di euro. I magistrati veronesi hanno dichiarato il fallimento dell’azienda di Dossobuono dopo aver revocato l’ammissione alla procedura di concordato preventivo. Nel 2022 la parabola discendente della Paluani si era arricchita di un nuovo capitolo: la cessione per 7,6 milioni di euro, al termine di un’asta conclusasi l’11 luglio scorso, alla Sperlari, appartenente al gruppo dolciario tedesco Katjes International. L’operazione fu chiusa in tempo per organizzare la produzione in vista della campagna natalizia. L’ammontare complessivo dei debiti accumulati dalla società sfiorava gli 82 milioni di euro.

Dopo questa operazione, la Paluani 1921 Spa ha tentato di rimettersi in carreggiata, lavorando sul riallineamento alle quote di mercato perdute e per riassorbire i lavoratori stagionali. La scelta di conservare gli immobili, però, ha dato il via a una serie di alienazioni parziali che hanno contribuito a mettere la parola “fine” alla parabola della società originaria (Paluani Spa). Dopo la certificazione del fallimento, sono stati nominati come nuovi curatori Matteo Creazzo e Andrea Rossi, mentre i creditori sono stati convocati per il 23 ottobre per procedere all’esame dello stato passivo.

Il tribunale ha stabilito il fallimento di Paluani dopo aver revocato l’ammissione alla procedura di concordato preventivo. La motivazione principale addotta dal giudice Maria Attanasio riguarda le criticità riscontrate dall’azienda, in particolare nelle scarse percentuali di soddisfazione dei creditori. Nonostante i quasi 82 milioni di euro di debiti totali, l’importo disponibile per il soddisfacimento dei creditori era di soli 815.660 euro. Meno di un milione, dunque.

I contributi finanziari di soci e amministratori mettevano insieme una somma pari a circa 1,8 milioni di euro, ma sono stati giudicati quasi del tutto “privi di qualsiasi garanzia”. Le richieste anche da parte di commissari del concordato e del sindaco non si sono poi rivelati sufficienti a coprire il “buco”, allungando inevitabilmente le tempistiche e danneggiando ulteriormente i creditori. Tutto questo non ha fatto che confermare, agli occhi del Tribunale, “la già evidenziata inaffidabilità, nonché la contrarietà ai principi di correttezza e buona fede” del piano concordatario.

Come accennato, inoltre, non erano stati disposti strumenti giuridici per garantire una vendita redditizia dei beni immobiliari di Dossobuono, frazione del comune di Villafranca di Verona. Questi ultimi erano rimasti in gestione alla famiglia Campedelli e nel frattempo sono stati in parte alienati. All’epoca della richiesta di omologa del concordato, nell’aprile 2022, le banche erano esposte verso Paluani per un totale di circa 35,5 milioni di euro. Tra gli istituti figuravano Banca Valsabbina, Banco Bpm, Bper, Caribolzano, Carige, CereaBanca, Crédit Agricole, Credito Valtellinese, Mps e Unicredit.

Lascia un commento