Con la risposta n. 73 pubblicata ieri, l’Agenzia delle entrate interviene su un tema di particolare interesse per le imprese: la disciplina che riconosce rilevanza fiscale alle correzioni degli errori contabili.

Come ben noto, a decorrere dal periodo d’imposta 2022, per le imprese che sottopongono il proprio bilancio d’esercizio a revisione legale dei conti, le poste iscritte in bilancio per correggere precedenti errori contabili assumono rilevanza fiscale, non essendo più necessario ricorrere allo strumento della dichiarazione integrativa. In altri termini, per effetto di questa regola, la base imponibile del reddito d’impresa e dell’IRAP viene determinata per tali imprese tenendo conto anche di quelle poste contabili iscritte per correggere errori commessi in precedenza. Questa nuova disciplina – introdotta dall’art. 8, commi 1, lett. b) e 1-bis, del d.l. n. 73/2022 – ha posto sin da subito una serie di dubbi interpretativi da noi analizzati nella nostra circolare n. 31 del 2022 alla quale rinviamo per i dovuti approfondimenti.

Nella fattispecie esaminata dall’Agenzia delle entrate l’istante, a causa dell’errore contabile commesso, nei periodi d’imposta N1, N2 e N3 aveva imputato e dedotto canoni di leasing (canoni di prefinanziamento e quote del maxi-canone) in misura inferiore a quanto effettivamente spettante. Questo errore contabile è stato qualificato rilevante e il relativo processo di correzione contabile attivato nel periodo d’imposta N4 ha pertanto generato una rettifica negativa del patrimonio netto.

L’Agenzia delle entrate, dopo aver confermato che questo tipo di errore, attinente alla corretta imputazione temporale di componenti negativi, rientra nell’ambito applicativo della disciplina in esame, ha aggiunto che la relativa correzione contabile per quanto riguarda le quote capitale dei canoni di leasing assume la medesima rilevanza fiscale che i componenti negativi avrebbero assunto ove fossero stati correttamente iscritti in bilancio. Secondo l’Agenzia delle entrate, dunque, la correzione contabile, al di là del diverso timing, comporta gli stessi effetti fiscali che sarebbero emersi ove l’errore contabile non fosse stato commesso.

Questa impostazione, nel caso di specie, comporta che nel periodo d’imposta N4 (rectius nel periodo d’imposta in cui l’errore viene corretto) l’ammontare della quota capitale dei canoni di leasing deducibile è pari all’importo complessivo che sarebbe stato dedotto nei periodi d’imposta N1, N2 e N3.

Per quanto attiene agli interessi passivi impliciti nei canoni di leasing, invece, secondo l’Agenzia delle entrate trova applicazione l’opposta regola secondo cui la posta contabile di correzione assume rilevanza fiscale nel periodo d’imposta in cui è iscritta secondo le regole vigenti in detto esercizio. In altri termini, i predetti componenti sono deducibili tenendo conto degli interessi attivi, dei proventi assimilati e del ROL di cui all’art. 96 del TUIR disponibili nel periodo d’imposta in cui è stato corretto l’errore. Per quanto attiene all’IRAP, si tratta di oneri indeducibili per natura e pertanto la loro irrilevanza viene giustamente riferita all’anno della loro rilevazione contabile.

Nella nostra circolare n. 31 del 2022 abbiamo messo in evidenza che la soluzione interpretativa manifestata per le quote capitale dei canoni di leasing, oltre a non essere perfettamente in linea con la ratio della norma – che è quella, in estrema sintesi, di attuare, in un’ottica di semplificazione, una sorta di competenza allargata – appare di difficile gestione. In particolare, questa tesi interpretativa, da un lato, richiede sempre di individuare il periodo d’imposta in cui è stato commesso l’errore contabile; per replicare nel periodo d’imposta della correzione contabile i medesimi effetti fiscali che si sarebbero prodotti in assenza dell’errore contabile è infatti indispensabile identificare il periodo d’imposta viziato dall’errore contabile. Solo in questo modo, infatti, è possibile ripristinare lo “scenario fiscale” che sarebbe emerso in assenza dell’errore.

Passando ad altro aspetto, l’Agenzia delle entrate afferma che le poste contabili correttive non assumono rilevanza ai fini dell’ACE e che detta base va rideterminata per i periodi d’imposta viziati dall’errore contabile attraverso lo strumento della dichiarazione integrativa.

Secondo questo documento di prassi, quindi, la disciplina fiscale di correzione degli errori contabili comporterebbe l’applicazione di regole diverse a seconda della tipologia del componente reddituale oggetto di correzione.

Il quadro interpretativo relativo a questa importante disciplina è chiaramente ancora non ben definito e appare oramai improcrastinabile un intervento interpretativo di più ampio respiro o, addirittura, normativo per giungere ad un assetto più coordinato e sistematico della disciplina. 

FONTE: https://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News-22_03_2024.aspx

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