Reti, energia e dati che dialogano in un unico ecosistema: Giuseppe Frullo, CTO e Managing Director di Selektra Italia, racconta l’evoluzione dell’azienda dalle telecomunicazioni verso l’integrazione di Smart Building, infrastrutture digitali e sistemi energetici. A Bari, nell’ambito di MIBA Levante 2026, parteciperà a due eventi complementari: il 18 novembre prenderà parte alla tavola rotonda promossa da Smart Buildings Alliance sull’architettura digitale degli edifici, approfondendo il contributo dell’approccio Ready2Services (R2S) alla digitalizzazione del patrimonio immobiliare; il 19 novembre interverrà nel programma «Costruire Data Center Sostenibili», dedicato alla progettazione integrata e alla convergenza tra energia, connettività, impianti e sostenibilità. Due prospettive che esprimono una stessa visione: progettare infrastrutture interoperabili, resilienti ed evolutive.

Alessandra D’Amato: Ingegner Frullo, per chi ancora non vi conosce: chi è oggi Selektra Italia e qual è la sua missione?
Giuseppe Frullo: Selektra Italia nasce dall’incontro di esperienze consolidate nel mondo delle telecomunicazioni e ha sviluppato competenze nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture tecnologiche. Oggi la nostra missione è mettere questa capacità di engineering al servizio di esigenze più ampie: connettività, impianti, energia e servizi digitali devono funzionare come un ecosistema. Vogliamo essere un interlocutore che non si limita a fornire componenti, ma comprende le necessità del cliente e costruisce soluzioni affidabili, manutenibili e sostenibili nel loro ciclo di vita.
Alessandra D’Amato: Lei ha alle spalle oltre trent’anni tra telecomunicazioni, energia e infrastrutture, e già nel 2014, con Sentetic, lavorava su dati, analytics e manutenzione predittiva. Quanto di questo percorso ritroviamo oggi nell’approccio di Selektra e cosa significa per i vostri clienti?
Giuseppe Frullo: Ho vissuto diverse trasformazioni tecnologiche e ho imparato che il valore dell’innovazione non coincide con la novità della singola tecnologia. Le esperienze sui dati e sulla manutenzione predittiva mi hanno insegnato a partire da una domanda concreta: quale decisione possiamo migliorare e con quale evidenza? È l’impostazione che sto cercando di trasferire in Selektra, collegando scouting tecnologico, progettazione, sperimentazione e industrializzazione. Per il cliente significa maggiore attenzione ai risultati, ai rischi e alla possibilità di avere soluzioni durature nel tempo, non soltanto nelle fasi iniziali.
Alessandra D’Amato: Siete nati come specialisti delle telecomunicazioni e oggi parlate di “ecosistema integrato”. Cosa è cambiato nella domanda dei clienti e come avete fatto evolvere i vostri servizi?
Giuseppe Frullo: La domanda si è spostata dal singolo impianto alla continuità del servizio e alla capacità di gestire sistemi che prima erano separati. Le reti restano un abilitatore fondamentale, ma da sole non bastano: servono competenze su sistemi elettrici, gestione energetica, automazione, sensoristica, sicurezza e piattaforme digitali. La nostra evoluzione non cancella la specializzazione nelle telecomunicazioni: la valorizza, perché la connettività diventa la base su cui integrare altri servizi. Un approccio end-to-end deve unire analisi del bisogno, engineering, realizzazione, collaudo e manutenzione. Le connessioni vengono abilitate dalle applicazioni in una sinergia vincente.
Alessandra D’Amato: Transizione digitale e transizione energetica sono spesso trattate come due percorsi distinti. Perché per voi sono invece un’unica sfida?
Giuseppe Frullo: Per gestire meglio l’energia occorrono dati affidabili, misurazione e capacità di controllo; per rendere realmente utile il digitale occorre collegarlo ai processi fisici e ai consumi. Pensiamo a un edificio con fotovoltaico, HVAC, colonnine di ricarica e sistemi di supervisione: il beneficio nasce quando gli elementi possono essere osservati e governati in modo coordinato. Per questo considero le due transizioni inseparabili. Gli investimenti vanno valutati non soltanto sul costo iniziale, ma sulle prestazioni, sull’efficienza, sulla resilienza e sulla capacità di adattarsi nel tempo.
Alessandra D’Amato: Smart Building è una parola molto usata. Cosa significa concretamente per Selektra rendere “intelligente” un edificio, e quali soluzioni portate sul campo, dalla copertura indoor 4G/5G e DAS al Wi-Fi, dall’IoT al BMS?
Giuseppe Frullo: Un edificio intelligente non è quello che ospita più dispositivi, ma quello in cui i sottosistemi comunicano e rendono disponibili informazioni utili. La copertura indoor 4G/5G e DAS, il Wi-Fi e le reti dati sono la base; IoT, BMS, misurazione, HVAC e controllo accessi possono abilitare comfort, sicurezza ed efficienza. Il nostro lavoro è progettare l’integrazione evitando isole tecnologiche e dipendenze non necessarie da un singolo produttore: vincono le architetture interoperabili. In un contesto ricettivo, per esempio, la qualità della connettività e la gestione degli impianti contribuiscono insieme all’esperienza dell’utente e all’operatività del gestore.
Alessandra D’Amato: Sul fronte energetico vi occupate di fotovoltaico, ricarica dei veicoli elettrici e sistemi di misura e controllo. Che vantaggio ha un cliente nell’affidarsi a un unico interlocutore che progetta tutto come un sistema?
Giuseppe Frullo: Il vantaggio principale è la coerenza di sistema. Fotovoltaico, infrastrutture di ricarica, quadri elettrici, sistemi di misura e gestione dei carichi non possono essere dimensionati correttamente se studiati in compartimenti separati. Un interlocutore con competenze trasversali può affrontare potenza disponibile, profili di consumo, protezioni, controllo e futura espandibilità già nella fase di progetto. Questo riduce le interferenze fra forniture, rende più chiare le responsabilità e permette di valutare prestazioni e costi complessivi. Il risultato da perseguire è un impianto efficace nel tempo, non la semplice somma di apparati.
Alessandra D’Amato: Lei partecipa alla Smart Buildings Alliance e coordina il gruppo di lavoro R2S. Qual è il valore dell’approccio Ready2Services per realizzare edifici aperti, interoperabili e capaci di evolvere nel tempo?
Giuseppe Frullo: Ready2Services è soprattutto un criterio di impostazione progettuale: l’edificio deve essere predisposto a integrare servizi digitali nuovi senza dover ripartire ogni volta dall’infrastruttura. Significa architetture aperte, interoperabilità, disponibilità del dato, attenzione alla sicurezza e separazione fra i livelli infrastrutturali e applicativi. Il lavoro nell’ambito della Smart Buildings Alliance consente di confrontarsi con progettisti, costruttori, operatori e fornitori su un linguaggio comune. È importante distinguere il mio contributo associativo dal singolo progetto aziendale: il valore per Selektra sta nel trasferire questi principi nella cultura dell’engineering e nelle soluzioni che proponiamo.
Alessandra D’Amato: L’innovazione per voi è “un metodo di lavoro”. Può farci qualche esempio dei percorsi che state sviluppando, come Smart Survey o l’impiego dell’intelligenza artificiale nei processi tecnici e nella sicurezza?
Giuseppe Frullo: Stiamo lavorando per rendere l’innovazione un processo misurabile. AI Safety Plus e Smart Survey sono direttrici di digitalizzazione dei rilievi e delle informazioni di campo, utili a rendere più strutturato e sicuro il passaggio fra sopralluogo, progettazione e attività operative. Studiamo inoltre impieghi mirati dell’IA, ad esempio nell’analisi di dati tecnici e in applicazioni di supporto alla sicurezza, sottoponendo i casi d’uso a verifiche su affidabilità, privacy, responsabilità e reale vantaggio operativo. Sono percorsi a diverso livello di maturità: distinguiamo ciò che è già disponibile da ciò che richiede sperimentazione, validazione e un modello industriale sostenibile.
Alessandra D’Amato: Con la convergenza fra reti, impianti e applicazioni di intelligenza artificiale, cybersecurity e governance dei dati entrano nel progetto fin dall’inizio. Quali responsabilità e opportunità introducono NIS2 e AI Act per un integratore come Selektra?
Giuseppe Frullo: NIS2 e AI Act invitano a progettare considerando fin dall’inizio sicurezza, tracciabilità e responsabilità. NIS2 richiama, per i soggetti che rientrano nel suo perimetro, gestione del rischio cyber, continuità e sicurezza della filiera; l’AI Act introduce regole differenziate secondo il sistema e il ruolo di chi lo sviluppa o utilizza. Per un integratore l’opportunità è proporre architetture più governabili: segmentazione delle reti, controllo degli accessi, aggiornabilità, documentazione e valutazione dei fornitori. Non rivendichiamo certificazioni automatiche: vogliamo fare della qualità progettuale e della collaborazione con specialisti qualificati un elemento di fiducia per il cliente.
Alessandra D’Amato: Dietro ogni tecnologia ci sono le persone. Quanto conta per Selektra l’engineering interno e quanto contano la formazione e la collaborazione con la filiera, a partire dagli installatori?
Giuseppe Frullo: Credo che la crescita di un’impresa sia più solida quando il risultato economico si accompagna a benefici misurabili per l’ecosistema in cui opera. Sono sempre stato affascinato dal modello del Creating Shared Value: non un’attività accessoria di responsabilità sociale, ma un criterio con cui orientare le scelte industriali. Per Selektra può significare progettare infrastrutture che riducano consumi e costi operativi, migliorino l’accessibilità e la continuità dei servizi e favoriscano competenze qualificate lungo la filiera, partendo proprio dall’engineering interno. Penso, per esempio, allo Smart Building e alla formazione degli installatori: il valore non si esaurisce nella consegna di un impianto, ma cresce nella capacità del cliente e del territorio di utilizzarlo ed evolverlo. È una direzione che vorrei rendere sempre più concreta, attraverso progetti e indicatori verificabili.
Alessandra D’Amato: Il 18 novembre parteciperà alla tavola rotonda promossa da Smart Buildings Alliance sull’architettura digitale degli edifici. In che modo l’approccio Ready2Services può aiutare a misurare la maturità digitale di un edificio e a prepararlo ai servizi del futuro?
Giuseppe Frullo: Il primo passo è considerare la digitalizzazione come una caratteristica dell’edificio, non come una somma di applicazioni. Servono infrastrutture di comunicazione affidabili, interoperabilità tra impianti e servizi, disponibilità e governo dei dati, sicurezza e possibilità di evolvere nel tempo. L’approccio Ready2Services offre un quadro di riferimento per affrontare questi aspetti in maniera strutturata, individuando i requisiti e le priorità di intervento. Insieme agli strumenti per valutare la predisposizione intelligente degli edifici, come lo Smart Readiness Indicator, può contribuire a definire percorsi di miglioramento misurabili. È un tema che porto avanti nell’ambito della Smart Buildings Alliance e che si collega alla visione di Selektra: rendere l’infrastruttura fisica una piattaforma abilitante di servizi.
Alessandra D’Amato: Il 19 novembre, a Bari, interverrà anche a MIBA Levante, all’interno del programma «Costruire Data Center Sostenibili». Di cosa parlerà nel suo intervento sulla progettazione integrata e sulla costruzione sostenibile?
Giuseppe Frullo: Nel mio intervento vorrei evidenziare che la sostenibilità di un data center si decide in gran parte a monte, nelle scelte di architettura e progettazione integrata. Disponibilità elettrica, continuità di servizio, raffreddamento, connettività, ridondanza e monitoraggio interagiscono fra loro e vanno valutati con indicatori misurabili, come il PUE dove pertinente. Il punto non è presentare una tecnologia miracolosa, ma far dialogare discipline e attori della filiera lungo il ciclo di vita. È proprio questa capacità di integrazione che può mettere a frutto l’esperienza infrastrutturale di Selektra.
Alessandra D’Amato: Il Sud e la Puglia in particolare stanno vivendo una fase di grande fermento sulle infrastrutture digitali ed energetiche. Che ruolo vede per Selektra in questo territorio?
Giuseppe Frullo: Il Mezzogiorno può rappresentare un contesto interessante per nuove infrastrutture digitali, progetti energetici e ammodernamento del patrimonio edilizio. In Puglia vediamo soprattutto la necessità di integrare competenze: reti, energia, impianti e capacità esecutiva. Non è interessante annunciare investimenti non ancora definiti; preferisco ragionare su partnership tecniche, opportunità progettuali e sviluppo di una filiera qualificata. Selektra può contribuire mettendo a disposizione le competenze maturate in contesti infrastrutturali complessi e cercando collaborazioni che producano valore duraturo sul territorio.
Alessandra D’Amato: Perché un progettista, un’impresa o un gestore immobiliare dovrebbe venire a MIBA Levante, e perché passare a conoscervi di persona?
Giuseppe Frullo: MIBA Levante è un’occasione per mettere allo stesso tavolo professionalità che spesso lavorano su parti diverse dello stesso progetto. Un progettista può confrontarsi sui criteri di integrazione; un installatore sulle competenze richieste; un gestore immobiliare su continuità, consumo e manutenibilità. Per Selektra l’incontro è utile se permette di partire da un problema concreto e ragionare insieme su una soluzione realizzabile, con responsabilità e benefici chiari. L’invito è portare casi reali e domande tecniche, non soltanto chiedere un catalogo.
Alessandra D’Amato: Per chiudere: come immagina le infrastrutture, e Selektra, tra cinque anni?
Giuseppe Frullo: Immagino infrastrutture più connesse, ma soprattutto più osservabili, sicure e adattabili. L’IA potrà aiutare a interpretare i dati e supportare decisioni, mentre elettrificazione e produzione distribuita richiederanno sistemi di controllo sempre più integrati. Per Selektra la direzione è rafforzare il ruolo di integratore tecnologico, mantenendo solidità esecutiva e competenze di campo. Non credo che il futuro appartenga a chi adotta per primo ogni tecnologia: sarà premiato chi saprà scegliere quelle utili, misurarne i risultati e garantirne la gestione nel tempo.

